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Cancellati i tribunali più piccoli

Non solo risparmio, ma soprattutto efficienza. Mette i puntini sulle i, il ministro della Giustizia Paola Severino, di fronte alle pressioni per farle fare retromarcia sul taglio dei “tribunalini” o per circoscriverne ancor più il perimetro. A chi l’accusa di indebolire la giustizia per esigenze di bilancio, lei risponde chiaro: «Spesso, sbagliando, si parla della revisione delle circoscrizioni ascrivendola alla spending review. Ma è un falso: è una delega ricevuta dal precedente governo che porterà sì risparmi ma soprattutto più efficienza». A chi le chiede sostanzialmente una proroga, risponde di no: «I tempi li detta la delega, che scade il 13 settembre e quindi non ci sono spazi per molte discussioni». Ai critici di ogni parte, che vogliono salvare questo o quell’ufficio, ricorda che ci sono «criteri» da seguire. «Non voglio parlare delle singole realtà locali, ma dei criteri, perché modifiche così difficili si possono gestire solo rispettando i paletti stabiliti dalla legge delega. Solo così si può cercare di fare il meglio, anche se già so che nessuno ti apprezzerà per quello che farai. Però almeno ci sarà una ragione per tutto ciò che verrà fatto».
Che questa sia una riforma tanto importante quanto impopolare è ben noto al ministro. Troppi gli interessi toccati: politici, localistici, corporativi. Non a caso nessun governo ci è mai riuscito. Ma Severino non sembra intenzionata a mollare. Oggi porterà al Consiglio dei ministri lo schema di decreto legislativo su tribunalini e sezioni distaccate. Queste ultime dovrebbero essere tagliate tutte e 220. Sui tribunalini si va da un’ipotesi massima di 36 tagli ad una intermedia di 32, fino a una minima di 28, come vuole la maggioranza. Che però non è coesa su cosa salvare. Fino a ieri sera, erano 7 i Tribunali (con relative Procure) ancora in bilico: Caltagirone, Lamezia, Paola, Rossano, Sciacca, Cassino, Mondovì. Forse i più esposti alla criminalità organizzata (Sciacca, Lamezia, Paola, Caltagirone e Rossano) si salveranno e si arriverebbe a 32. Un compromesso, sempreché la maggioranza sia compatta, altrimenti si resterebbe a 36. In serata sono tornati a via Arenula Andrea Orlando (Pd), Enrico Costa (Pdl) e Roberto Rao (Udc) per giocare le ultime carte.
Ieri la commissione Giustizia del Senato ha sparato sul ministro le stesse critiche della Camera sul taglio dei giudici di pace (674 uffici su 800) ma anche su quello dei tribunalini. E ha chiesto una proroga criticando, fra l’altro, la «regola del 3», secondo cui in ogni distretto di Corte d’appello devono esserci almeno tre Tribunali. Una condizione inserita nella delega dal Parlamento (non dal Governo), in particolare dal senatore Pdl Domenico Benedetti Valentini, contrario ai tagli (in particolare a quello del Tribunale di Spoleto, salvato infatti dalla regola). Nessun partito, all’epoca, si oppose, ma ora maggioranza e opposizione sono contro l’«assurdità» di quel principio e hanno approvato un ordine del giorno per impegnare il governo a non tenerne conto. Risposta della Severino: «La regola è nella legge, non può essere aggirata o modificata».
Ciò non vuol dire che il Governo è sordo ai rilievi del Parlamento. I pareri previsti non sono vincolanti, quindi, anche se si annunciano negativi, l’esecutivo potrebbe tirar dritto. Ciò nonostante, «se arriveranno istanze ragionevoli, saranno prese in considerazione» ha assicurato il ministro. Sui giudici di pace, ad esempio, è possibile qualche aggiustamento.
Ma l’offensiva contro la riforma non si arresta. Oggi gli avvocati saranno in sciopero perché considerano «incostituzionali» i tagli (Organizzazione unitaria dell’avvocatura); il Consiglio nazionale forense, pur favorevole, sostiene che «i risparmi effettivi» saranno la metà di quelli stimati dal ministero (40 milioni invece di 80) e «i costi supereranno i benefici». Flebili le voci teoricamente favorevoli, di Anm e Csm.
È una sfida impegnativa per il Governo a far funzionare la nuova geografia. Ma la Severino assicura che non si tirerà indietro.

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