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Cancellata la seconda rata Imu Quote Bankitalia rivalutate e entro due anni tetto del 5%

A circa due settimane dalla scadenza per il versamento il governo risolve la questione della seconda rata Imu per la prima casa: non si pagherà. Lo ha deciso ieri il consiglio dei ministri che ha individuato le coperture, pari a 2 miliardi e 150 milioni, per esentare totalmente dalla tassa nel 2013 l’abitazione principale, i fabbricati rurali e i terreni agricoli per la parte coltivata. Le risorse verranno trovate per un terzo con anticipi sulle imposizioni sul risparmio amministrato e per due terzi con un aumento degli anticipi fino al 130 per cento sull’Ires e l’Irap a fronte di un rincaro dell’aliquota Ires per il 2013 al 36 per cento. La copertura della seconda rata dell’Imu a carico delle banche, ha spiegato il ministro dell’Economia Saccomanni, «è una misura una tantum anche perché l’abolizione della seconda rata dell’Imu è anch’essa una tantum». I contribuenti dei Comuni che hanno elevato l’aliquota nel 2013 oltre lo standard dovranno tuttavia pagare la metà del rincaro imposto dal Municipio (l’altra metà sarà sostenuta dallo Stato).
Arriva a compimento anche l’operazione Bankitalia. Il decreto legge varato ieri, sul quale c’è il sostanziale via libera della Bce, prevede la rivalutazione delle quote di Via Nazionale e la sua conseguente ricapitalizzazione: la più immediata conseguenza sarà un aumento della patrimonializzazione delle aziende di credito «azioniste» in vista degli stress test della Bce edell’Eba. La sequenza prevede che la Banca d’Italia vari un aumento di capitale attraverso le riserve statutarie per un importo compreso tra 5 e 7,5 miliardi che porterà nelle casse dello Stato un gettito fiscale compreso tra 800 milioni e 1,12 miliardi.
L’altro passaggio, in qualche modo «storico», segnato dalla riunione di ieri, è rappresentato dal nuovo assetto proprietario e statutario della Banca d’Italia che, a 120 anni dalla nascita, avvenuta nel 1893, si avvia a diventare, come ha detto Saccomanni, una «public company». L’operazione prevede l’introduzione di un «tetto», con l’approvazione del nuovo statuto, del 5 per cento al possesso delle quote. «Non si avrà più – ha spiegato il ministro – una situazione con due banche che avevano una quota di capitale molto rilevante », ovvero Intesa San Paolo (che possiede il 30,3 per cento) e Unicredit (al 22,1 per cento). «Un passo nella giusta direzione», ha assicurato Saccomanni, già direttore generale di Via Nazionale, e una garanzia di indipendenza per la Bce: le quote del capitale «verranno polverizzate, diffuse tra tutto il sistema bancario» e potranno essere acquistate anche da «investitori europei». Le banche «azioniste» avranno due anni di tempo per dismettere le quote in eccesso.
E proprio il maggiore attuale azionista di Via Nazionale, Intesa San Paolo, ha accolto gli sviluppicome «un passaggio importante verso la soluzione dellepartecipazioni in Bankitalia». «Mi sembra che lo schema, che può consentire la computabilità del patrimonio di vigilanza sia molto avanzato», ha commentato il ceo e consigliere delegato della banca Carlo Messina. Decisamente critico verso l’operazione invece il coordinatore di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, che ha definito un «atto gravissimo la definitiva privatizzazione della Banca d’Italia».
Intanto la manovra del governo, dopo la fiducia ottenuta nella notte, a seguito del passaggio al Senato, sale da 12,4 a 15 miliardi nel 2014: il recupero di risorse con ricorso a deficit si assesta da 2,7 a 2,5 miliardi. Il premier Letta annuncia: «Alla Camera si potrà migliorare ancora».
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