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Camusso: cassa integrazione a corto di fondi

Annuncia che la Cgil sta lavorando ad una «grande iniziativa » con Cisl e Uil e conferma che, anche se la Fiom non è d’accordo, l’idea di un patto con Confindustria sta andando avanti. «La discussione è all’inizio, siamo alle premesse» precisa Susanna Camusso, leader del sindacato «anche se alle spalle abbiamo una lunga stagione di grandi divisioni, ora bisogna fare le cose possibili». Davanti alle tante emergenze del Paese – cui vanno ad aggiungersi la difficoltà di finanziare la cassa integrazione, il pericolo che mezzo milione di lavoratori ne resti escluso e la necessità di tutelare la scuola pubblica – per la Camusso non è più tempo né di divisioni sindacali, né per di scontri frontali con i produttori.
Una strategia che la Cgil sta mettendo in campo non senza scontri interni, quello con la Fiom, per esempio. Sabato, in una intervista a Repubblica il leader dei metalmeccanici aveva fatto capire di non essere d’accordo con l’idea di un patto sindacato- industria, perché gli accordi firmati in passato, aveva detto, hanno portato a scelte di politica economica pagate solo dai lavoratori. Ieri, attraverso un’intervista a Skytg24 è arrivata la risposta della Camusso: «Questa è una stagione in cui bisognerebbe ascoltarsi, e Landini dimostra di non aver ascoltato le parole che ci siamo detti. La storia di questi anni, fatta di lacerazioni e di ferite ancora aperte, pesa molto. Ma proprio per questo andrebbe condiviso il fatto che bisogna ridefinire delle regole del gioco, altrimenti non si va mai avanti e il conto lo stanno già pagando i lavoratori ».
Un aspetto pesante di questo conto aperto riguarda la cassa integrazione. La copertura dell’ammortizzatore sociale è a rischio, lo hanno detto anche i «saggi» nel volume di suggerimenti consegnati al Quirinale (entro giugno bisogna trovare un miliardo per finanziare quella in deroga hanno puntualizzato). Ieri Camusso ha quantificato l’emergenza sociale che scoppierebbe dietro la mancanza di fondi: «Le domande per farvi ricorso si stanno moltiplicando e i primi mesi del 2013 hanno determinato un’ ulteriore accelerazione della crisi e delle difficoltà: c’è il rischio che mezzo milione di italiani possa restare senza cassa integrazione, in qualche regione siamo già arrivati all’esaurimento dei fondi. Con le previsioni fatte dalla Legge di stabilità siamo ben al di sotto di quanto serve».
Ma il sindacato porta l’attenzione anche su un altro fronte caldo, quello della scuola e della necessità di tutelarne la qualità. Da un’indagine Flc-Cgil risulta che negli ultimi cinque anni, a fronte della riduzione complessiva di 81.614 docenti c’è stato un aumento di oltre 90.000 alunni. Si sarebbero dovute creare 4.500 nuove classi (con una media di 20 alunni per aula), invece ne sono state tagliate 9 mila. «La conseguenza è evidente – commenta Mimmo Pantaleo, segretario Flc Cgil – abbiamo classi pollaio, sempre più numerose, spesso anche oltre il tetto massimo previsto per norma. C’è meno sicurezza, meno servizi, meno laboratori, più abbandoni scolastici: la politica tutta deve farsi carico di questa emergenza e avviare un piano di investimenti che possa invertire questa drammatica tendenza». L’Italia, ricorda, è all’ultimo posto in Europa per percentuale della spesa pubblica dedicata all’istruzione.

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