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Camusso: Alitalia, lo Stato faccia di più. Ma Calenda: rischio protesta molto forte

Il timore è che il percorso di salvataggio si faccia stretto. Troppo stretto. Il clima dell’incontro tra il governo, presenti i ministri Carlo Calenda, Graziano Delrio e Giuliano Poletti, e i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil per discutere delle sorti di Alitalia restituisce la gravità della situazione. Sul tavolo un rompicapo che deve combinare la necessità di trovare 2 miliardi di euro, salvaguardare il personale della compagnia aerea e, infine, non scoraggiare Etihad. Un’azionista privato e straniero, reduce da un triennio archiviato sistematicamente in perdita. A parlare ieri sera è stato soprattutto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, spiegando che il governo non può mettere soldi. A impedirlo non sarebbero soltanto le regole Ue che vietano gli aiuti di Stato, quanto la consapevolezza che un intervento pubblico, avrebbe detto il ministro, «creerebbe le condizioni per avere la gente armata di forcone». Una frase forte a corredo di un concetto molto chiaro: l’urgenza di individuare un percorso che «attutisca il più possibile gli aspetti negativi» emersi finora. Calenda spiega, del resto, che il piano industriale contrassegnato da 2.037 esuberi, in realtà prevede 500 contratti a tempo determinato e 813 esternalizzazioni. Un’indicazione poco rassicurante agli occhi dei sindacati, che chiedono visibilità e garanzie sulla natura dei posti di lavoro destinati ad essere esternalizzati. «Il governo deve fare di più perché siamo di fronte a un’azienda che dopo pochissimo tempo torna ad avere problemi non risolvibili scaricandoli sui lavoratori», ribadisce al termine dell’incontro il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Una linea condivisa dalla leader della Cisl, Anna Maria Furlan, a cui non sfugge che «la situazione è molto complessa e difficile, come già sapevamo».

Durante l’incontro prende la parola anche il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, per sgombrare il campo dall’idea che la politica industriale del Paese abbia concorso alla deriva di Alitalia, favorendo le compagnie low cost. Un’opinione errata poiché, dice Delrio, anche l’ex compagnia di bandiera ha beneficiato di agevolazioni e quadri regolatori favorevoli. E sullo sfondo resta la sensazione dei sindacati che, dopo il pressing, lo Stato batterà un colpo, almeno sotto forma di garanzia al rifinanziamento del vettore.

Andrea Ducci

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