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Camfin vola sugli accertamenti Consob

La Consob chiede ulteriori informazioni a Marco Tronchetti Provera e alleati sulla determinazione del prezzo dell’opa su Camfin e su eventuali intrecci tra il riassetto in corso e l’operazione che ha portato al divorzio dalla famiglia Malacalza. Chiarimenti che sono stati forniti prontamente da Lauro 61, la newco partecipata da Tronchetti Provera, Clessidra e le banche UniCredit e Intesa Sanpaolo, che ha lanciato l’opa su Camfin a 0,8 euro per azione che si concluderà il prossimo 13 settembre. Con una nota diffusa ieri la nuova proprietà della holding ha chiarito diversi punti messi sotto osservazione dalla commissione rigettando la tesi di una sorta di «scambio» tra azioni Camfin e azioni Pirelli volto a mantenere più basso il prezzo d’Opa. Puntualizzazioni che non hanno però fermato la corsa del titolo in Borsa che ha chiuso in rialzo del 3,19% a 0,82 euro
Nel dettaglio, Lauro chiarisce che «l’acquisto di azioni Camfin da parte di Lauro 61 e l’acquisto di azioni Pirelli da parte di Malacalza sono due operazioni separate». L’offerta di Camfin è stata dunque «decisa a prescindere dall’adesione di Malacalza» e non vi è stato alcun «accordo per condizionarne il prezzo», sottolinea la nota.
Nel confermare di aver risposto a Consob «con elementi fattuali che dimostrano al di là di ogni dubbio la correttezza dell’Opa sotto ogni profilo e l’assenza assoluta di qualsivoglia profilo di asserita criticità» Lauro 61 – sottolinea la nota – «ritiene che non si possa in alcun modo ipotizzare una modifica del prezzo d’offerta poiché non ne sussistono né i presupposti né le ragioni». Del resto fonti vicine alla Commissione hanno fatto sapere che ad oggi «non c’é da parte di Consob alcuna contestazione formale del prezzo dell’opa su Camfin e che sono tuttora in corso gli accertamenti» aggiunge la stessa fonte.
In merito al percorso seguito per la determinazione del prezzo dell’opa, la newco ha fatto sapere che il valore di 0,80 é stato fissato «in epoca non sospetta», cioé quando l’accordo con Malacalza non era ancora stato raggiunto. La nota di Lauro insiste poi sul tema della «totale» separazione delle operazioni Camfin (il riassetto con uscita dei Malacalza) e Pirelli (l’ingresso dei genovesi nel gruppo degli pneumatici con quasi il 7%): i due deal «non hanno alcuna interdipendenza negoziale» si legge nella nota. «È infatti inverosimile, oltre che priva di riscontri documentali, l’ipotesi che Mtp e Unicredit abbiano potuto obbligare gli organi decisionali di due soggetti come Allianz e FonSai a cedere azioni Pirelli a un prezzo non ritenuto da loro congruo o vantaggioso. Lauro definisce poi «non credibile» l’ipotesi che la Mtp e Unicredit abbiano potuto «imporre a tutti i soci del patto Pirelli lo svincolo delle quote di Allianz e Fonsai» a meno di non credere che «tutti gli aderenti al patto siano eterodiretti e non autonomi nelle loro scelte». «Ben prima dell’operazione» in questione, viene poi aggiunto, la stessa Allianz aveva chiesto di uscire dal patto. Tre, dunque, gli argomenti avanzati dagli offerenti a sostegno del fatto che nessuna «anomalia» ci sia stata sull’operazione Allianz-Fonsai-Malacalza: il naturale «sconto» rispetto ai prezzi di Borsa; la manifesta volontà di vendere da parte di Fondiaria e di Allianz; il fatto che nessun altro pattista abbia esercitato il diritto di prelazione. «Siamo assolutamente convinti di aver fatto le cose in assoluta trasparenza e nel rispetto delle regole di mercato», ha detto Federico Ghizzoni, numero uno di UniCredit sul tema.

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