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Camfin ora accelera sul prestito

MILANO — Il bond della discordia è pronto sulla rampa di lancio. Unicredit e Banca Imi hanno terminato la messa a punto del prestito convertibile con cui Camfin intende rimborsare 132 milioni di euro di debito in scadenza a dicembre. Si tratta del bond convertibile in azioni Pirelli — circa il 6% del capitale nella disponibilità di Camfin — duramente contestato dalla famiglia Malacalza, che in seguito all’opposizione del consiglio della holding alla proposta alternativa di un aumento di capitale è salita sull’Aventino dichiarando guerra all’ex alleato Marco Tronchetti Provera, con il quale ormai è alle carte bollate.
A questo punto manca solo un passaggio, il più delicato, per procedere con il collocamento: il via libera del board Camfin. La riunione non è stata ancora convocata ma è possibile che si possa tenere già la prossima settimana per accelerare così il lancio. Non è detto che Malacalza si presenti. Nelle ultime due occasioni, un consiglio di Prelios e uno di Gpi, i rappresentanti della famiglia genovese erano assenti. Una scelta tattica che potrebbe anche proseguire. Fino a quando? Probabilmente fino a quando non avranno le mani libere, ovvero fino alla scissione di Gpi, la cassaforte a monte della catena di controllo della Pirelli in cui si saldano gli interessi di Tronchetti e Malacalza sulla Bicocca. Gli equilibri sono retti da un patto di sindacato in scadenza che a gennaio può essere disdettato, dando così l’avvio al processo di scissione con cui la famiglia genovese entrerà direttamente in possesso del 26% di Camfin. Le voci, ma anche i movimenti in Borsa che stanno accompagnando il braccio di ferro, sembrano puntare con una certa decisione sull’ipotesi che il redde rationem alla fine si consumerà proprio qui, nella holding. In un mese è passato di mano oltre il 25% del capitale di Camfin, che nello stesso periodo ha visto in Borsa i titoli salire da 0,33 euro a 0,51 euro. E ieri le azioni hanno guadagnato un altro 4%.
Movimenti che sembrerebbero sostenere le ipotesi di un’Opa, cu sui gli operatori stanno ragionando già da qualche tempo. Il coinvolgimento di Andrea Bonomi a fianco del presidente della Pirelli è stato messo in relazione anche alla possibilità di un’offerta pubblica sulla cassaforte, in cui il patron di Investindustrial e Tronchetti potrebbero fare fronte comune. Pure la famiglia genovese secondo diverse voci avrebbe valutato la possibilità di prendere il controllo della Pirelli passando da Camfin. Gli spazi per un take over sono ristrettissimi, se non inesistenti, ma il 26% del capitale della cassaforte che otterrebbero dalla scissione di Gpi rappresenterebbe certamente una buona base da cui partire per dare la scalata alla Bicocca.
Visti da questa angolazione i ragionamenti di Vittorio Malacalza non si fermerebbero quindi alla cassaforte. Sul mercato è girata anche la voce di contatti tra la famiglia genovese e Francesco Gori, l’ex direttore generale della Pirelli uscito a maggio dall’azienda dopo 33 anni di servizio. Si tratta di un manager industriale, non finanziario, con una profonda conoscenza del business degli pneumatici e soprattutto della Bicocca. «Non c’è assolutamente nulla. Alcun tipo di contatto» assicura tuttavia Gori, il cui nome era stato associato dal mercato a un possibile progetto industriale dei genovesi sulla Pirelli.
Di certo c’è comunque che prima o poi una soluzione andrà trovata. Non necessariamente una soluzione concordata. E il prossimo consiglio di Camfin sul bond potrebbe offrire qualche spunto in più alla Borsa per fare supposizioni su come potrebbe andare a finire.

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