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Camfin invia alla Consob i verbali

Tra accuse reciproche, corrispondenza privata alterata, esposti mai arrivati, appelli alla Consob, si è alzato nuovamente il tono della polemica tra Marco Tronchetti Provera e i suoi soci Malacalza. L’oggetto della diatriba sono le modalità di rimborso del debito Camfin che a fine anno dovrà restituire alle banche 132,4 milioni. I Malacalza, come noto, a partire dal consiglio del 10 agosto scorso hanno sostenuto l’opportunità di procedere con un aumento di capitale, ma il board ha deciso altrimenti, sposando invece la soluzione del bond convertibile in azioni Pirelli (sottostante il pacchetto, pari a poco meno del 6%, non vincolato al patto) che poi si è concretizzata venerdì scorso con il collocamento-lampo da 150 milioni, chiuso con una domanda pari a oltre il doppio dell’offerta.
La polemica, però, non si è placata. Nel week-end, sul sito Indymedia – lo stesso che a Ferragosto aveva portato alla luce i contrasti tra i due soci di Gpi, azionista di controllo di Camfin – sono state pubblicate altre lettere inviate dai Malacalza, una relativa al consiglio Camfin del 10 ottobre e due a Prelios (la motivazione delle dimissioni di Davide Malacalza dal cda dell’immobiliare, e i reiterati dubbi sulla continuità aziendale della società).
Sulla prima lettera, che porta la data del 10 ottobre, Camfin è intervenuta con un comunicato di precisazioni. C’è il tema del presunto esposto alla Procura e alla Consob, notizia battuta dalle agenzie di stampa alla vigilia del board che avrebbe dovuto varare il bond: il consiglio era stato convocato per il 10 e poi era stato aggiornato il giorno successivo per dar modo alle banche di esaminare la portata delle iniziative della famiglia genovese. In realtà la diatriba sulle modalità di rimborso del debito Camfin non è sfociata in esposti penali, bensì in un atto di citazione al Tribunale, in sede civile, per il fatto che i Malacalza hanno lamentato che il consiglio non era stato adeguatamente informato per decidere (versione smentita peraltro dal collegio sindacale e dal comitato rischi). Quanto alla Consob, l’Authority di mercato ha ricevuto, per conoscenza, copia della lettera di citazione, ma non di esposti alla Procura. Il comunicato Camfin rileva che nella riunione del consiglio del 10-11 ottobre, Vittorio Malacalza, interpellato sulla veridicità della notizia dell’esposto, aveva risposto che questo non era stato presentato «per il momento», ma che comunque non intendeva smentire pubblicamente la cosa. Suscitando, verosimilmente, l’irritazione della controparte della lite, per il timore che questo potesse avere riflessi negativi sul collocamento del bond. Riflessi che, a giudicare dall’esito, non ci sono poi stati: la domanda è stata abbondante e il tasso d’interesse è risultato superiore solo dell’1% rispetto al costo del finanziamento acceso nel 2009.
Altro punto riguarda la dichiarazione fatta mettere a verbale da Vittorio Malacalza che, ancora nell’ultimo consiglio Camfin, invitava a prendere in considerazione l’ipotesi dell’aumento di capitale, per ragioni già espresse. Il punto è che il documento a riguardo uscito sul sito Indymedia corrisponde nella sostanza, ma non nei dettagli, alla dichiarazione messa a verbale, fatto che il comunicato Camfin denuncia come «grave». Ma la nota Camfin riferisce anche che l’ingegner Malacalza si era rifiutato di mettere a disposizione del cda il parere tecnico 8chiesto a Buttignon, Caprio e Reboa e allegato all’atto di citazione) a supporto dell’ipotesi di ricapitalizzazione.
Camfin ha reso noto di aver trasmesso alla Consob il verbale dell’ultimo consiglio e di aver dato mandato ai propri legali di «avviare tutte le opportune iniziative a tutela della società e della riservatezza della documentazione societaria». La querelle continua.

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