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Camfin, faro del mercato sulle mosse dei Malacalza

Camfin rallenta in Borsa, mentre la Consob monitora l’evolversi della situazione e l’andamento del titolo sul mercato. La holding a cui fa capo il controllo del gruppo Pirelli ieri è stata al centro di realizzi che hanno portato le quotazioni, in chiusura, a segnare un calo del 7,28%. Si tratta di semplici prese di beneficio anche se i volumi restano sostenuti: ieri sono passate di mano 11 milioni di azioni, pari all’1,4% del capitale della holding. Nonostante il ribasso, le quotazioni sono molto alte, se si pensa che le azioni hanno chiuso a 0,82 euro, il doppio rispetto a due mesi fa. Da inizio anno il titolo ha guadagnato oltre il 60%. Naturale che i forti strappi a Piazza Affari e le continue indiscrezioni sul riassetto allo studio sulla catena societaria abbiano chiamato in causa la Consob. Secondo quanto si apprende la Commissione sta monitorando da vicino gli sviluppi del dossier ed è in continuo contatto con la società, tanto che la dichiarazione rilasciata due giorni fa da parte di Marco Tronchetti Provera («Nulla è allo studio che possa impattare, modificandoli, sugli attuali assetti di controllo di Camfin») sarebbe stata informalmente sollecitata dalla Consob per garantire una continua trasparenza al mercato sul riassetto della holding. Un riassetto che è sempre più complicato date le quotazioni. Ad oggi Camfin ha quasi azzerato lo sconto sul Nav (Net asset value) e un ingresso di un potenziale socio nella holding a premio sembra assai complicato. Tanto che la Borsa inizia a scommettere che eventuali colpi di scena possano partire dagli attuali azionisti di riferimento della società, Marco Tronchetti Provera da un lato e la famiglia Malacalza dall’altro, nel pieno del contenzioso. Gli occhi sono puntati soprattutto sulle mosse della famiglia genovese: fonti vicine ai Malacalza hanno smentito di essere al centro degli acquisti di titoli Camfin e Pirelli nelle ultime settimane. Del resto i patti parasociali siglati dai due partner impediscono di acquistare altre azioni di Camfin, mentre lasciano mani libere su Pirelli (ma anche in questo caso ci sarebbe obbligo di comunicazione per acquisti superiori alla soglia dei 5 mila euro in quanto la famiglia Malacalza rappresenta parte correlata). Il punto – ci si domanda – è se l’esistenza di un contenzioso possa nei fatti svincolare i due ex partner dagli impegni presi. Detto ciò sul mercato giravano voci di contatti tra Acutis e la famiglia Malacalza sul pacchetto dell’8% detenuto dal patron di Vittoria Assicurazioni. I rumors sono ritenuti infondati da fonti autorevoli.
Di certo però, se davvero la famiglia Malacalza volesse fare un blitz su Camfin (anche se secondo i patti dovrebbe aspettare la fine del contenzioso a luglio) ha la liquidità sufficiente per sostenere tale operazione. Oggi la holding capitalizza 644 milioni. La famiglia genovese può contare su qualcosa come un miliardo di euro di liquidità: si tratta dell’incasso della cessione delle attività siderurgiche ai russi, avvenuta nel 2007, somma poi divisa tra i due fratelli, Davide e Mattia, e confluita nelle rispettive scatole, Hofima spa e Luleo Sa, che controllano pressoché pariteticamente i business operativi (superconduttori, impianti, carpenteria metallica, acciaio, chimica e immobiliare). A fine 2011, le disponibilità liquide di Hofima, per esempio, ammontavano a quasi 441,7 milioni ed erano parcheggiate in depositi bancari «incassabili a vista e liquidabili in 48 ore».

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