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Camfin e fondi siglano l’esclusiva

Vittorio Malacalza respinge il tentativo di “conciliazione” promosso da Marco Tronchetti Provera che pure proseguirà nella trattativa con Clessidra e Investindustrial con i quali è stato «trovato un accordo per promuovere un’operazione che permetta con soddisfazione di tutti di guardare al futuro del gruppo contribuendo ad eliminare le tensioni presenti e a valorizzare gli asset».
In quest’ottica la Mtp sapa ha firmato un’esclusiva con i due fondi, come anticipato da Il Sole 24 Ore di ieri, che durerà fino al 15 dicembre. Un atto che la famiglia di Genova evidentemente ha mal digerito: «Mtp sapa pretende di interpretare la volontà “implicita” e negozia con soggetti terzi partnership alternative a quella con Malacalza Investimenti, ma nel contempo nega l’exit spettante a quest’ultima (ossia il trasferimento del 13% circa di Camfin)». Proprio in virtù di quella richiesta di «compendio patrimoniale di Gpi», ieri la cassaforte ha annunciato lo scioglimento dei patti che legano la sapa con Malacalaza Investimenti in Gruppo Partecipazioni Industriali: «Preso atto della chiara volontà di Malacalza Investimenti, implicita nella richiesta avanzata di svincolarsi dagli accordi esistenti, la società ha, altresì, comunicato alla stessa la propria disdetta dell’accordo parasociale Gpi stipulato in data 20 luglio 2010». Una disdetta che tuttavia avrà efficacia effettiva a partire dal 20 luglio 2013, ossia alla scadenza del patto e che, per ora, non incide sugli accordi in Camfin. Nel mentre, Tronchetti, come detto, sta esplorando con Clessidra e Investindustrial percorsi alternativi con l’ambizione di favorire un divorzio consensuale dai Malacalza.
Lo stesso numero uno di Investindustrial, Andrea Bonomi, auspica una soluzione condivisa: «Speriamo che i Malacalza la possano vedere come noi: il piano è nell’interesse di tutti». Un piano i cui contorni sono ancora da definire nel dettaglio ma che punta a realizzare «una partnership imprenditoriale e finanziaria relativo alle società Gpi e Camfin». Mentre, come riferito ieri in serata da Tronchetti «non tocca l’azionariato del gruppo Pirelli». Su quel progetto, però, è assai improbabile un via libera dei Malacalza. Ieri il patron Vittorio è stato piuttosto netto rispetto alla possibilità di trovare un’intesa con l’ex alleato: «I latini dicevano pacta servanda sunt: i patti vanno rispettati e io li ho rispettati per 50 anni. Tratto solo con chi rispetta i patti». Malacalza ha parlato a margine di un convegno organizzato a Lerici dalla Autorità Portuale della Spezia e ha poi confermato la volontà di rimanere socio nella holding: «Io sono entrato a fare il socio industriale e continuerò a farlo».
L’imprenditore genovese ha dunque chiuso la porta a una liquidazione dell’investimento di famiglia nella galassia Pirelli sia cash sia attraverso azioni della Bicocca. Quanto alle divergenze con Tronchetti Provera in merito alla ricapitalizzazione di Camfin, Malacalza ha aggiunto: «Il problema è uno solo – ha detto – se la filosofia è quella del debito per ripagare il debito o se fare l’aumento di capitale. Io l’aumento di capitale l’ho sempre fatto prendendo i soldi dalle mie tasche». I toni, dunque, sono tutto fuorché concilianti. Le prossime settimane, in ogni caso, saranno cruciali per stabilire il destino della galassia Pirelli. Nelle ultime ore, sebbene Tronchetti ieri abbia precisato che allo stato attuale un accordo non è stato trovato e al momento «non c’è nulla» riguardo a possibili ipotesi di accorciamento della catena, lo schema dell’operazione che coinvolge Clessidra e Investindustrial, porterebbe proprio a una risistemazione dei piani alti della galassia. In particolare, il passaggio intermedio con la creazione di una newco che si faccia carico di sostenere l’aumento di capitale di Gpi da 45 milioni di euro, funzionale a ripagare il debito in scadenza a fine novembre, non sarebbe più necessario. Intesa Sanpaolo dovrebbe farsi carico di finanziare l’iniezione di liquidità mentre i fondi entrerebbero in un veicolo destinato a promuovere un’Opa sulla Camfin alla quale far seguire la fusione con Gpi.
Uno scenario rispetto al quale i Malacalza hanno di fatto tre alternative: possono decidere di aderire al progetto e consegnare le loro azioni all’offerta pubblica incassando una liquidazione cash; possono attendere fino alla conclusione dell’operazione e ritrovarsi azionisti diretti di Pirelli con una quota compresa tra il 5 e il 6%; oppure possono proseguire a oltranza con la battaglia legale. Quest’ultimo, evidentemente, sembra essere allo stato attuale l’opzione più probabile. Le dichiarazioni di ieri dell’imprenditore di Genova non confortano infatti rispetto a una risoluzione condivisa degli accordi. Si vedrà. Intanto, il mercato scommette sul riassetto a monte della catena. Il titolo Camfin ha chiuso ieri le trattazioni in rialzo dell’8,33% a 0,52 euro.

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