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Camfin, Consob valuta anche l’ipotesi del patto occulto

La Consob «sta lavorando» sul riassetto di Camfin e in questo ambito «anche» su eventuali patti occulti. Il presidente della commissione, Giuseppe Vegas, a margine dell’assemblea di Assolombarda, fa capire che le indagini avviate sull’operazione Gpi-Camfin sono ad ampio raggio. E includono, appunto, la verifica dell’esistenza di accordi tra i soci non comunicati al mercato.
Il riferimento è al possibile patto tra Marco Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza sul pacchetto del 7% circa di Pirelli finito nelle mani dei soci liguri dopo l’intesa che ha sancito la separazione delle quote in Gpi e Camfin, dando così un sostanziale via libera all’opa sulla holding. Quelle azioni Pirelli, sulla carta, le hanno vendute due pattisti, Unipol e FonSai, nell’ambito di un accordo separato e distinto da quello ai piani alti. In pratica il divorzio ai piani alti di Gpi e Camfin e l’ingresso nel libro soci della Bicocca della famiglia ligure sono due trattative che hanno viaggiato sì parallelemente, ma non si sono mai incrociate tra loro. Il sospetto dei commissari, invece, è che nei fatti il contestuale riassetto e l’acquisto dei titoli Pirelli da parte dei Malacalza siano due operazioni collegate tra loro da un accordo non scritto. I titoli Pirelli – è l’ipotesi di lavoro – rappresentano nella sostanza la «merce» di scambio, senza la quale nessuna intesa sarebbe stata trovata in Gpi e Camfin.
Da parte parte sua Marco Tronchetti Provera ha catalogato come «falsità» le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sull’esistenza di un patto occulto. Così come Federico Ghizzoni, ad di UniCredit che insieme a Intesa Sanpaolo è parte del riassetto Camfin ha fatto sapere che «l’operazione è stata attuata nel rispetto delle regole del mercato». Nel dettaglio, in una nota diffusa in mattinata dalla Mtp, la finanziaria di Marco Tronchetti Provera, è stato ribadito che nel riassetto di Camfin non vi è stato alcun «patto occulto» e l’uscita dei Malacalza «è stata concordata solo negli ultimi giorni, dopo mesi di acceso confronto e assenza di qualsiasi intesa», si legge nel comunicato dove si nega poi che l’operazione sia stata un salvataggio. Per quanto riguarda poi la questione dei «benefici per il mercato», la nota sottolinea che attraverso l’opa gli azionisti di minoranza di Camfin avranno l’opportunità di valorizzare a 0,80 euro un titolo che fino ad un anno fa a stento superava i 0,30 euro. Insomma, nel corso della vicenda tutte le comunicazioni – è la posizione di Mtp – sono state prontamente diffuse al mercato e comunicate nella massima trasparenza.
La palla, a questo punto, passa alla Consob che nel frattempo ha rafforzato al suo interno la squadra ispettiva. L’istruttoria è aperta e in questi giorni potrebbero partire le audizioni. Gli accertamenti, invece, sono già in corso. Sotto esame, anzitutto, l’andamento dei titoli coinvolti. C’è poi il capitolo comunicazioni al mercato, ripassate dagli uffici dell’Authority di Borsa per verificare se ci siano state irregolarità. Inoltre, le indagini in corso sarebbero volte ad accertare l’esistenza di opzioni sul 10% di Camfin che voci, smentite dal l’interessato, facevano risalire a Tronchetti. In realtà, l’unica opzione – un contratto di put & call con Tronchetti siglato lo scorso 5 giugno – sarebbe riferita alla quota del 2,5% di Massimo Moratti, che non è attualmente nelle sue disponibilità.
Ieri intanto in Borsa il titolo Pirelli ha chiuso in rialzo del 2,34% mentre Camfin è salita dello 0,88%.

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