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Cameron: «Referendum sulla Ue»

Fra quattro anni la Gran Bretagna potrebbe essere fuori dall’Unione europea. L’atteso discorso del premier David Cameron sul destino britannico nell’Unione s’è risolto in un appassionato appello ai partner e alle istituzioni affinché cambino pelle, concentrando la loro attenzione sul mercato interno e accomodando, in questo modo, le ansie di Londra. Un referendum secco, dentro o fuori, è stato offerto agli elettori nel 2017 sulla base di un nuovo accordo che il premier ha annunciato di voler negoziare entro il 2015. Spera di avviare la mano diplomatica in occasione delle revisione dei trattati dell’Unione e in quella sede imporrà il proprio assenso alla “fuga” in avanti verso cooperazioni rafforzate dell’Eurozona, alla rinazionalizzazione di politiche specifiche. L’esito dell’operazione sarà poi messo nelle mani degli elettori che dovranno decidere. «Io mi batterò per il sì sulla base della piattaforma concordata», ha detto Cameron senza mai aggiungere quale posizione adotterà in caso di fallimento della trattativa. Scenario probabile quest’ultimo, non essendoci alcun obbligo da parte dei partner di riaprire i Trattati. Scenario trapelato in modo netto dalle negative reazioni dei ministri degli Esteri francese Laurent Fabius e tedesco Guido Westerwelle («l’opzione dell’Europa alla carta non è sul tappeto»), mentre Angela Merkel ha preferito restare possibilista dicendosi pronta «a discutere le proposte britanniche».
Prevale a tratti il garbo diplomatico, nonostante Londra abbia scelto lo strappo, usando parole mai sentite prima. «Il Paese – ha detto in sostanza il premier – scivola verso l’uscita dall’Unione … il consenso all’adesione è ormai impalpabile. Per questo è ora che il popolo abbia l’opportunità di pronunciarsi. Non sono isolazionista, ma voglio un miglior accordo per la Gran Bretagna».
La soluzione prospettata ricorda all’ex premier Tony Blair il film Mezzogiorno e mezzo di fuoco dove con la pistola alla tempia lo sceriffo minaccia di spararsi. «Non vorrei – ha detto Blair – che qualcuno dei partner rispondesse ok, fai pure». Prospettiva a cui David Cameron dice di non credere perché «nonostante si debba sapere che se usciamo dalla Ue è una scelta senza ritorno è anche vero che un’Unione senza Gran Bretagna sarà molto meno importante». L’ipotesi spaventa l’imprenditoria , con la Cbi (Confindustria inglese) che fa quadrato attorno al mercato unico, mentre Martin Sorrell fondatore di Wpp è esplicito nel dire che «non è una bella notizia, è una mossa politica non economica destinata a creare incertezza».
Cameron parte dunque per la guerra convinto di riuscire a strappare misure sufficienti per pilotare il popolo verso il sì a un’Europa in versione ultra light. Dice di augurarselo e scopre di avere un partito in larga misura riunito attorno all’azzardata mossa politica. Ora si tratterà di dare consistenza alle parole, di tracciare, cioè, l’Europa secondo il pensiero del premier di Sua Maestà. Un’Europa a più velocità dove ognuno potrà scegliere il passo di integrazione desiderato e che dovrà trovare assoluta unità solo nello sviluppo del mercato interno. Ed è qui che la strategia britannica sembra entrare in contraddizione. Londra, infatti, chiede di riportare sul Tamigi politiche delegate che ne sono parte integrante. Nel manifesto di Fresh Start, il gruppo di deputati euroscettici che ha forzato la mano del premier, si elencano misure-chiave della costruzione europea. Londra potrebbe, infatti, chiedere cinque correzioni ai Trattati: protezioni specifiche sui servizi finanziari; esclusione dal capitolo sociale e del lavoro con particolare attenzione alla direttiva sulle 48 ore di lavoro settimanale; opt out da tutte le forme di cooperazione giudiziaria non coperte dalle intese di Lisbona; provvedimenti nel mercato interno a tutela dei Paesi non membri Ue; riforma del Comitato economico e sociale e di quello delle Regioni. Inoltre Fresh Start – a cui il ministro degli esteri William Hague non è distante – invoca la revisione anche della politica agricola, pesca, bilancio, energia, immigrazione e difesa. Una rifondazione modellata sulla silhouette della Londra più scettica. Se David Cameron partirà davvero da lì – come sembra – è difficile immaginare quanto lontano potrà arrivare.

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