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Cameron blocca la Ue, poi arriva l’intesa

BRUXELLES — Doveva essere uno dei vertici europei meno controversi degli ultimi anni, facilitato da due accordi raggiunti all’ultimo momento sui fallimenti bancari e sul bilancio 2014-2020. E invece il Consiglio europeo che si è aperto ieri pomeriggio a Bruxelles è subito incespicato su un’impuntatura britannica che rimette tutto in discussione. David Cameron in apertura dei lavori ha contestato l’accordo raggiunto poche ore prima tra Commissione, Consiglio e Parlamento sul bilancio pluriennuale dell’Unione europea. E la riunione dei 27 capi di governo europei si è trasformata nella solita maratona dall’esito incerto, che si sblocca solo all’una di notte con un faticoso accordo.
La questione del bilancio condiziona quasi tutte le altre decisioni, il cui segnale principale doveva essere una serie di misure per lottare contro la disoccupazione giovanile. Ma pure i 6 miliardi di euro (nella notte diventeranno 9), che l’Ue dovrebbe stanziare in due anni per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, sono legati al nuovo bilancio pluriennale dell’Unione. Se dovesse saltare l’intesa sul budget, anche le politiche europee per l’occupazione finirebbero congelate.
L’accordo sul bilancio era stato concluso tra i capi di governo al vertice di febbraio. Prevedeva impegni di spesa per 908 miliardi in 7 anni. Ma era stato bloccato dal Parlamento europeo, che chiedeva maggiore flessibilità tra le voci di spesa e la copertura dei deficit degli ultimi anni. Con il nuovo Trattato, il Parlamento ha potere di co-decisione sul bilancio e dunque il suo consenso è indispensabile. Dopo un estenuante negoziato durato mesi, ieri mattina un incontro dell’ultima ora tra il presidente della Commissione, Barroso, quello del Parlamento europeo Schulz, e il presidente di turno del Consiglio, l’irlandese Kenny, aveva definito i termini di un compromesso. Il Parlamento avrebbe dato il via libera al bilancio, ma il Consiglio avrebbe accettato che gli investimenti non utilizzati potessero essere trasferiti da un capitolo di spesa ad un altro, o prorogati da un anno a quello successivo. Inoltre i governi si impegnavano a ripianare il deficit accumulato nel bilancio 2013 e a rivedere l’accordo nel 2016. Tutto questo è saltato quando i britannici si sono resi conto che il nuovo accordo avrebbe potuto mettere in pericolo l’entità del «rebate»: dello sconto di cui godono sul bilancio dai tempi della Thatcher. Poi il negoziato notturno per smussare il no di Cameron e l’accordo. «Sono molto soddisfatta — afferma la Merkel nella notte — ora possiamo dire agli europei che possiamo pianificare tutti gli interventi finanziari dell’Unione».
Un risultato concreto che si aggiunge all’accordo della notte di mercoledì sui criteri da applicare in caso di ristrutturazioni o fallimenti delle banche. L’obiettivo è limitare l’intervento dei bilanci pubblici, cioè dei contribuenti, per salvare le banche in difficoltà. I ministri finanziari hanno trovato un compromesso tra chi, come la Germania, chiedeva regole uguali per tutti e chi, come Francia e Italia, domandava una certa flessibilità nella gestione delle crisi da parte dei governi nazionali. Un passo importante per rafforzare la tenuta dell’euro.

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