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«Camere di commercio grandi per sostenere le piccole imprese»

La rete delle Camere di commercio «esce rafforzata dalla riforma»; con gli accorpamenti «è cresciuto il ruolo e l’efficienza» dei nuovi enti «impegnati ad affiancare le imprese, soprattutto le più piccole ad affrontare la doppia transizione, green e digitale, sostenuta dalle risorse del Pnrr».

A fare il punto sugli effetti della riforma e delle nuove sfide è il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli che termina oggi il mandato triennale. L’assemblea oggi rinnova gli organi: in pole position per la successione c’è il presidente della Camera di Commercio di Salerno, Andrea Prete.

Presidente, la riforma era una delle priorità del suo mandato. Pur tra difficoltà, il processo è giunto a conclusione: che impatto ha avuto sul sistema camerale?

La riforma è una svolta storica. Sono stato chiamato, tre anni fa, in un momento di ‘empasse’ di questo percorso complesso e il bilancio mi sembra positivo. L’aumento di “taglia” di molte Camere di commercio, a seguito dei processi di accorpamento mantenendo la loro identità, ha notevoli vantaggi. Permette di accrescere il ruolo dei nuovi enti nei confronti delle altre istituzioni. Dà più forza ed efficacia all’attività delle Camere di commercio a supporto delle imprese. Facilita l’accesso a risorse nazionali ed europee, a tutto vantaggio dei territori. Camere più grandi e più forti, sempre più decisive per il rilancio dei sistemi economici territoriali. Il nuovo sistema camerale, se sarà rafforzato nelle sue funzioni, può essere un interlocutore strategico, sul quale sono convinto che il Governo vorrà investire ancora di più. Le Camere di commercio sono le istituzioni più vicine alle Pmi con un bacino di dati unico, personale motivato, servizi utili ed innovativi. Una rete diffusa su tutto il territorio, una risorsa preziosa per il Paese.

Dagli accorpamenti delle Camere di commercio sono emerse delle evidenze in termini di risparmi, o sul versante dell’efficienza?

La riorganizzazione si è tradotta in minori costi e maggiori servizi, salvaguardando il presidio “attivo” nei territori. L’esperienza maturata dalle nuove Camere accorpate ci dice che l’unione ha prodotto vantaggi certi. Penso alla riduzione delle spese di funzionamento e alla crescita delle attività di sostegno all’imprenditoria. Sono risorse che ritornano alle imprese in termini di investimenti e servizi a maggior valore aggiunto. Il riordino

degli uffici ha consentito, senza perdere il radicamento sul territorio, di valorizzare meglio

le risorse umane.

Il Pnrr rappresenta un’opportunità storica per l’Italia. La svolta digitale è uno degli assi portanti. Che ruolo possono svolgere le Camere di commercio per supportare il processo di digitalizzazione del nostro sistema produttivo?

La digitalizzazione è stata la chiave del nostro impegno. Abbiamo calcolato, che la rivoluzione digitale può valere da 3 a 7 punti di Pil. Abbiamo accompagnato, negli ultimi quattro anni, oltre 360mila imprenditori verso l’economia 4.0, con iniziative di formazione e informazione, test di autovalutazione sui punti di forza e di debolezza, voucher per la digitalizzazione delle Pmi. Per il Recovery Plan, abbiamo presentato specifici programmi sottolineando l’importanza di affiancare soprattutto le imprese più piccole, che sono la grande maggioranza e che dovranno affrontare la doppia transizione, green e digitale. La rete delle Camere di commercio può essere una Small Business Administration, come l’agenzia governativa che esiste da anni

negli Stati Uniti.

Che quadro emerge dagli ultimi dati del registro delle imprese sulla natalità e mortalità delle aziende?

Gli ultimi dati confermano un miglioramento del clima di fiducia del sistema imprenditoriale, in linea con le più recenti previsioni sul Pil 2021, testimoniato dalla crescita delle iscrizioni di nuove imprese anche nel secondo trimestre dell’anno. Certo, per i settori più colpiti dalla crisi Covid – come quello del terziario – è ancora troppo presto per parlare di ripresa visto il clima di incertezza e le difficoltà che continuano ad affrontare ogni giorno gli imprenditori.

Quali imprese usciranno prima dalla crisi?

Le indagini del nostro Istituto Tagliacarne mostrano che le imprese in rete, quelle più internazionalizzate e quelle che hanno investito nel green e nel digitale usciranno prima dalla crisi. L’aggregazione e la condivisione di obiettivi, metodi, relazioni e risorse in reti di impresa rappresenta una strategia prioritaria per affrontare la crisi e incrementare la resilienza del tessuto produttivo. Nel 2021 le imprese che fanno parte di reti di imprese o altre forme aggregative prevedono performance di fatturato migliori delle imprese non in rete (18,9% rispetto a 14,3%). Lo stesso discorso vale per quelle più internazionalizzate e quelle che hanno investito nel green e nel digitale. La tendenza delle imprese ad aggregarsi e mettersi in rete, è simile a quella delle Camere di commercio che si sono accorpate mantenendo la loro identità. I risultati dimostrano la validità di questa strategia.

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