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Camera,la cura dimagrante in tre anni tagliati 220 milioni

Cinquanta milioni di risparmio grazie al blocco degli stipendi dei parlamentari. Al ridimensionamento del personale. E al taglio della spesa corrente. Il costo per il funzionamento di Montecitorio sì è attestato a 986,67 milioni (per la prima volta negli ultimi dieci anni sotto il miliardo), 50,5 milioni in meno rispetto al 2014. In termini reali significa una diminuzione della spesa di circa il 20% rispetto al 2005.
È quanto emerge dal bilancio di previsione 2015 di Montecitorio, approvato dall’ufficio di presidenza, che sarà all’esame dell’Aula da lunedì 20 luglio (il voto finale è previsto per giovedì 23). Si completa, con questo documento, anche il piano di “tagli” deciso nel 2012, che prevedeva minori stanziamenti (“dotazione”) per il ramo cadetto del Parlamento per 50 milioni di euro ogni anno per il triennio 2013-2015. Ai 150 milioni così risparmiati si aggiungono i 73 (per un totale di 223) che Montecitorio ha restituito allo Stato (10 milioni nel 2013, 28,3 nel 2014 e 34,7 nel 2015) dagli avanzi di Bilancio. Inoltre, per il 2016 e 2017 la dotazione annuale rimarrà invariata rispetto al 2015 (a 943.160.000), consolidando in termini strutturali una misura che era stata fissata in prospettiva esclusivamente congiunturale per il solo triennio 2013-2015.
«Se anche le altre amministrazione dello Stato tagliassero i loro bilanci quanto abbiamo fatto alla Camera – ha commentato Gregorio Fontana, questore, Fi – il debito pubblico migliorerebbe di molto».
Va detto che i deputati “contabili” sono stati costretti ad accantonare dei fondi nel caso in cui la Camera dovesse perdere due gossi contenziosi che ha in corso. Il primo, con l’immobiliarista Scarpellini, proprietario diPalazzo Marini nel quale erano ospitati gli uffici dei parlamentari. Il contratto era stato messo in discussione, in seguito alle denunce dei grillini, perchè troppo oneroso. Effetto del recesso anticipato della locazione dei Palazzi Marini e dei contratti per i “Servizi accessori”, è stato un abbattimento dei costi di oltre 39 milioni, al momento accantonati. Al M5S che rivendica il merito di questo taglio, replica la deputata Pd Alessia Rota, accusando il Gruppo 5Stelle «di avere assunto alla Camera 25 dipendenti a tempo indeterminato grazie al Jobs act che non hanno neppure votato ».
Il secondo contenzioso è con il personale che mal ha digerito i tetti (e i sottotetti) agli stipendi, oltre al ridimensionamento dell’organico che ha portato a un calo della spesa del 7,9%, scesa per la prima volta dal 2004 sotto i 200 milioni di euro (194,9). «È stato confermato – ha spiegato il questore Fontana – il blocco dell’automatico adeguamento degli stipendi degli onorevoli, che dovrebbero guadagnare quanto un magistrato di Cassazione, circa 7,9 mila euro. Con il blocco i deputati incassano 5mila euro». Insoddisfatta la Lega: «Tagli timidi e tardivi – commenta Davide Caparini – c’è da disboscare una selva di sprechi, a partire dai vitalizi: un mostro da abbattere».
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