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Cambio al vertice di Ferrovie Alla Cdp Palermo è in bilico

Un dossier alla volta, e così le nomine. Il “metodo Draghi” è in azione anche sui dirigenti delle grandi partecipate pubbliche al rinnovo (circa 500 poltrone sono in scadenza nelle prossime settimane). Oggi è la volta di Ferrovie dello Stato, che riunisce l’assemblea dei soci e dove appare quasi certa l’uscita dell’attuale amministratore delegato Gianfranco Battisti; domani tocca a Cassa depositi e prestiti: in forse la posizione dell’amministratore delegato Fabrizio Palermo. Più avanti, tra l’8 e il 14 giugno, si riunirà l’assemblea della Rai, dove pure il cda è al rinnovo. Si tratta di tre aziende chiave per incardinare – e nel caso della Rai per comunicare – il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano, con i suoi 221 miliardi di euro da investire per portare il Paese lontano dalla pandemia.
Come confermano fonti di Palazzo Chigi, «niente è ancora stato deciso» per i due vertici di Fs e di Cdp. Né ieri ci sono stati incontri, con Draghi tornato da Bruxelles alle 19,30. Ma è probabile che oggi il presidente del Consiglio conferirà con il ministro dell’Economia, Daniele Franco, per le decisioni ufficiali. E diverse fonti da settimane al lavoro sui vari dossier lasciano filtrare un’aria di quasi totale discontinuità, come criterio unitario per le nomine. Nomine che Draghi intende basare sui curricula e le competenze, oltre che su una comprovata affidabilità istituzionale dei soggetti.
Il piatto forte è la Cdp, l’istituto di promozione nazionale gestisce i 275 miliardi del risparmio postale, e ha un avuto – e avrà – un ruolo centrale in partite come Nexi, Borsa, Autostrade, Open Fiber con l’eventuale rete unica delle telecomunicazioni. Il derby per la poltrona di ad è lo stesso di tre anni fa, quando il governo gialloverde preferì l’allora direttore finanziario di Cdp, Fabrizio Palermo, a Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei e presidente del Fei (due tra i bracci con cui l’Ue investe in aziende e amministrazioni europee). Stavolta, salvo sorprese, proprio Scannapieco, ex dirigente del Tesoro (e membro dei “Draghi boys” vent’anni fa), avrà una rivincita: sarebbe in arrivo per lui l’indicazione dal Tesoro, azionista all’84% di Cdp. Non cambierà invece il presidente Giovanni Gorno Tempini, già confermato dalle Fondazioni ex bancarie azioniste al 16%.
Per le ferrovie sembra prevalere l’intenzione di fare piazza pulita del vertice nominato nel 2018, con l’ad Battisti in quota M5S, e il presidente Gianluigi Castelli vicino alla Lega. Da ricostruzioni ufficiose, Draghi ha giudicato la gestione di questo triennio poco distaccata dalle sirene politica (si ricorda la candidatura di Battisti a far entrare Fs nel capitale di Alitalia). Risulta che per la poltrona di amministratore delegato i nomi selezionati dai cacciatori di teste per il Tesoro siano tre: oltre all’attuale ad Battisti, Carlo Tamburi (ad e presidente di Enel Italia) e Luigi Ferraris, in passato ai vertici operativi di Enel, Poste e Terna. Sembra sia proprio quest’ultimo, gradito a una parte del Pd e ai M5S vicini a Luigi Di Maio, il candidato d a battere. Per la presidenza Fs circola da giorni il nome di Paolo Scaroni, per una dozzina d’anni ai vertici di Enel e poi Eni, e ora presidente del Milan e vicepresidente della banca Rothschild. Ma sembra che Scaroni, ben noto a Draghi, sia svantaggiato rispetto ad altre candidature, specie femminili: ci sono nomi di valore come Nicoletta Giadrossi, Diva Moriani, Francesca La Bria che potrebbero entrare in ballo. Il criterio della varietà tra i due generi sarà un indicatore, perché il governo è intenzionato a rispettare la legge sulle quote rosa (almeno al 40% nei cda quotati).
Per i vertici della Rai c’è più tempo: l’assemblea andrà probabilmente in seconda convocazione, il 14 giugno. Qui i tasselli con la politica sono difficili da comporre, e il governo prenderà tutto il tempo a disposizione. Comunque Draghi vuole nuovi vertici per il cda, un nuovo ad al posto di Fabrizio Salini, scelto tre anni fa dai gialloverdi, e un altro presidente al posto di Marcello Foa (Lega). I candidati ufficiosi hanno tutti un pedigree “di mercato”: dalla vice dg di Bankitalia Alessandra Perrazzelli all’ad di Open Fiber Elisabetta Ripa, a Laura Cioli (già a capo di Rcs e Gedi), mentre alla presidenza potrebbero aspirare Simona Agnes o Paola Severini Melograni.
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