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«Cambiare radicalmente il bail-in»

La normativa del bail-in va «radicalmente» cambiata. Firmato Lega e M5S. È questo uno dei messaggi più chiari che arrivano dall’ultima versione della bozza di programma del futuro governo, almeno su questioni bancarie e di tutela del risparmio. Si vedrà se la bozza sarà poi confermata in maniera definitiva. Nella mezza pagina che il documento dedica a questi temi, tuttavia, i due partiti mettono nero su bianco la linea che intendono seguire sui vari fronti aperti, dal tema dei risparmiatori «espropriati» (per il rimborso dei quali si prevede anche l’utilizzo «di risorse, come da legge vigente, provenienti da assicurazione e polizze dormienti»), a Banca Monte dei Paschi, che dovrà varare una «ridefinizione della mission» in «un’ottica di servizio». Si va dalla proposta di un «sistema in cui la banca di credito al pubblico e la banca d’investimento siano nettamente separate» fino ad arrivare alla rivisitazione dei «protocolli di rating di Basilea».
Il testo, levigato nei toni rispetto alla prima versione emersa nei giorni scorsi, non vede più la voce relativa alla «Riforma della Banca d’Italia», che è scomparsa. Piuttosto si concentra sul tema della tutela del risparmio. «Il sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie, che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure», recita il documento. Dunque «occorre rivedere radicalmente tali disposizioni per una maggior tutela del risparmio degli italiani secondo quanto afferma la Costituzione».
Introdotto con la direttiva europea Brrd, la direttiva che disciplina le modalità di gestione delle crisi bancarie, il bail-in come noto prevede che le autorità di risoluzione dispongano la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o, se necessario, la loro conversione in azioni, così da poter ricapitalizzare la banca. Benché in Italia la completa applicazione del bail-in sia stata introdotta a partire dal 2016 – e nonostante l’intenso dibattito sulla questione – lo strumento in verità non ha mai visto la sua piena applicazione nel nostro paese. Tutte le crisi bancarie recenti infatti sono state gestite dalla Vigilanza tramite altri percorsi alternativi, e relativamente meno dolorosi per il pubblico risparmio, come il burden sharing, che prevede la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate prima dell’intervento pubblico, nell’ambito della cosiddetta ricapitalizzazione precauzionale. Così è accaduto ad esempio nel caso di Mps, Banca Popolare di Vicenza o Veneto Banca. Al contrario, il bail-in prevede che prima del coinvolgimento del Fondo di Risoluzione (o più in generale dei fondi pubblici) ci sia la riduzione del valore nominale non solo delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ma anche dei titoli di debito più senior, come le obbligazioni ordinarie e, dettaglio non banale, i depositi di importo superiore ai 100mila euro.
Difficile che su questo aspetto la posizione di Lega e M5S trovi oppositori nel mondo istituzionale e in quello bancario, che anzi da tempo si battono per una revisione della normativa Brrd – il cui processo peraltro è in corso a Bruxelles – e nello specifico per una modifica del cosiddetto bail-in. Già nel gennaio 2016, in occasione del Forex a Torino, il numero uno di Palazzo Koch sottolineava la necessità di un «passaggio graduale e meno traumatico» dell’introduzione della norma. Un’indicazione in linea con quanto affermato in quei mesi dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che lanciava l’allarme affinchè venisse «rivista al più presto la normativa» innanzitutto «per ciò che contrasta con la Costituzione italiana».
Tra i passaggi del testo della bozza di contratto di Governo, da segnalare anche quello relativo al fatto che sia «necessario responsabilizzare maggiormente sia il management che le autorità di controllo in quanto primi responsabili di eventuali dissesti, anche attraverso l’inasprimento delle pene esistenti per fallimenti dolosi». Un fronte questo su cui, oltre alle novità introdotte dalle Mifid2 a tutela dei risparmiatori, si aggiunge l’accordo tra sindacati e Abi dell’8 febbraio 2017 contro le pressioni commerciali.

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