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Cambiali finanziarie, via a mercato da 100 miliardi

Si chiamano cambiali finanziarie, e sono uno strumento di raccolta di fondi a breve termine innovativo per le banche e non solo. Sotto molti aspetti, questi titoli di credito rappresentano la versione italiana dei commercial paper, già ampiamente diffusi nel resto d’Europa e al centro della politica monetaria della Bce, che li accetta come collaterale nella richiesta di finanziamenti. Non si tratta proprio di una novità per il nostro ordinamento: le cambiali finanziarie erano state introdotte nel 1994, ma la loro emissione era preclusa alle banche.

Il divieto è però stato eliminato con il Decreto Rilancio, convertito in legge lo scorso luglio e i risultati iniziano a vedersi. La scorsa settimana CiviBank è stata la prima banca italiana ad aver varato un programma di emissioni di cambiali finanziarie per un ammontare fino a 600 milioni di euro in tre anni, un’operazione che ha coinvolto Intesa Sanpaolo – Divisione Imi Corporate & Investment Banking e gli studi legali Allen & Overy e Hogan Lovells. E non è un caso che sia stato un istituto regionale a rompere il ghiaccio (i «big» avevano già emesso strumenti simili, ma soltanto attraverso proprie filiali e controllate all’estero) perché le cambiali finanziarie rappresentano alternative alla classica raccolta a breve termine (da 1 a 36 mesi) con caratteristiche interessanti quali facile accessibilità, flessibilità e costi ridotti.

«La documentazione informativa e contrattuale per l’emissione è più snella e semplice rispetto a quella richiesta ad altri strumenti finanziari, perché non ricade sotto i dettami del regolamento prospetti», spiega Alessandra Pala, counsel di Allen & Overy, aggiungendo che «la piattaforma documentale permette l’emissione di cambiali finanziarie o commercial paper su base continuativa in modo rapido, può essere usata senza necessità di aggiornamento fino a tre anni e l’investimento iniziale per la sua costituzione rappresenta nella sostanza il principale costo da considerare».

Altro elemento da tenere presente è la possibilità per questi strumenti di conseguire una sorta di «certificazione di qualità» attraverso il riconoscimento nell’ambito del programma Step (Short-Term European Paper) promosso dalla Bce e finalizzato a incentivare la creazione di un mercato europeo uniforme. L’etichetta, che finora è stata attribuita a titoli con scadenza fra 1 e 12 mesi per l’ammontare di 390 miliardi e della quale potranno fregiarsi anche le future emissioni di CiviBank, resta infatti necessaria (oltre allo status di investment grade dell’emittente) per rientrare nei piani di riacquisto dell’Eurotower.

Il suo valore va però ben oltre questo aspetto: «Ottenere il bollino Step significa raggiungere un numero elevato di investitori, alla ricerca di valide alternative di impiego della liquidità a breve, e allo stesso tempo di aumentare la liquidità dello strumento», osserva Matteo Paganin Debt Capital Market Business Director di Imi Cib. Le sue parole aggiungono un ulteriore tassello al mosaico, soprattutto per le banche di piccola dimensione. «La vera sfida per i futuri emittenti italiani – sottolinea infatti Paganin – resta farsi conoscere dagli investitori istituzionali anche esteri in modo da creare un canale alternativo di funding efficiente e che al tempo stesso permetta di stabilizzare la raccolta e di migliorare i ratio di liquidità a breve termine».

L’Italia ha del resto spazio davanti a sé per colmare il divario con gli altri Paesi europei e in prima battuta nei confronti della Francia, il principale mercato del Continente dove a fine gennaio l’ammontare dei commercial paper risultava pari a 275,8 miliardi (il 60% dei quali emesso da banche). Nel nostro Paese siamo infatti fermi ai 15 miliardi messi insieme dai programmi targati principalmente Cdp, Eni, Snam e Fincantieri e utilizzati finora per meno della metà della portata, ma si può stimare un mercato potenziale attorno ai 1o0 miliardi. In «palio» ci sono finanziamenti a buon mercato, in molti casi anche a tassi negativi: un’occasione da non perdere.

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