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Cambiali e mini-bond, una partita da 21 miliardi

Ventuno miliardi di potenziali finanziamenti alle imprese attraverso strumenti di debito. È questo uno dei più importanti contributi alla crescita delle Pmi contenuto nel decreto sviluppo.
I tre strumenti messi a disposizione delle imprese (cambiali finanziarie, obbligazioni e obbligazioni partecipative subordinate) – non utilizzati fino a oggi dalle aziende non quotate perché penalizzati da forti vincoli – diventano adesso di facile accesso.
«La vera novità della norma – spiega Stefano Firpo, coordinatore del testo e capo della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo economico – sta nella neutralità fiscale di questi strumenti. Neutralità che consente alle imprese non quotate di qualsiasi dimensione di avere lo stesso trattamento fiscale delle imprese quotate su obbligazioni e titoli similari. In pratica, un grande mercato che si apre per due soggetti diversi: le imprese, che finalmente hanno la possibilità di emettere titoli di debito – in un momento in cui accedere al credito è sempre più difficile – e gli investitori qualificati, che possono finalmente accedere agli investimenti nel sistema produttivo delle imprese e delle Pmi italiane».
Gli strumenti sono pensati per affrontare le diverse esigenze del mondo imprenditoriale (vedi infografica a lato). Nel caso delle cambiali finanziarie, il legislatore ha cercato di risolvere il problema della liquidità, utilizzando uno strumento monetario per finanziare il circolante. Le obbligazioni, essendo strumenti di medio-lungo periodo, puntano invece a supportare gli imprenditori che investono, mentre le obbligazioni partecipative subordinate hanno la finalità di “sostenere” le imprese nelle fasi di crisi.
«Le novità più rilevanti delle cambiali finanziarie di società non quotate – aggiunge Firpo – consistono nella determinazione di un limite quantitativo commisurato all’attivo corrente; nell’estensione della durata, che va da un minimo di un mese a un massimo di 18 mesi dalla data di emissione (i limiti precedenti erano tre e 12 mesi); nella possibilità di dematerializzare questi titoli con l’obiettivo di favorirne la circolazione, lo scambio e la liquidabilità tra gli operatori del mercato».
L’altro importante intervento riguarda le obbligazioni partecipative subordinate. Queste hanno una durata non inferiore a 60 mesi, prevedono clausole di subordinazione e di partecipazione agli utili d’impresa e potranno prevedere una remunerazione in parte fissa (saggio d’interesse) e in parte variabile (remunerazione commisurata al risultato economico del l’esercizio).
«La norma – spiega Alberto Baban, presidente di Piccola industria-Confindustria Veneto – rappresenta un aiuto significativo per il sistema economico del Paese, oggi fortemente in difficoltà nell’accedere al credito: anche per aziende con buon rating, infatti, è difficile ottenere finanziamenti a medio termine. Questi strumenti, dunque, intervengono creando un canale finanziario alternativo a quello bancario, in un mercato che è fortemente bancocentrico. La nuova finanza raccolta dalle imprese, però, dovrà essere aggiuntiva e non sostitutiva a quella bancaria. Gli istituti dovranno infatti partecipare in modo proattivo a questo progetto, facendosi essi stessi investitori e proponendosi come attivatori di progetti di sistema».
Le banche, del resto, reciteranno una parte importante nella gestione di questi strumenti. Il ruolo dello sponsor, infatti, potrà essere assunto solo da istituti di credito, imprese di investimento, Sgr, Sicav e intermediari finanziari. Questi saranno intermediari “obbligatori” per tutte le imprese con fatturato inferiore ai 50 milioni e avranno il compito di assistere la società nella procedura di emissione e di collocamento dei titoli e di assicurare la liquidità degli strumenti fino alla scadenza.
«Da tempo aspettavamo un’opportunità del genere – conclude Baban –, perché i capitali oggi disinvestiti dai fondi possano finalmente arrivare al tessuto produttivo italiano».

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