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Cambia la fisionomia dell’impresa, vecchio pro rata addio

Se cambia la fisionomia dell’impresa, il vecchio pro rata e le opzioni precedenti non valgono più: in caso di mutamento normativo del regime Iva delle operazioni attive, il soggetto passivo, per determinare l’imposta ammessa in detrazione nelle liquidazioni periodiche del primo anno, ha diritto di discostarsi dal dato «storico» e di applicare provvisoriamente una percentuale di detrazione calcolata tenendo conto delle modifiche.

Questa soluzione, avallata dalle indicazioni fornite dal ministero delle finanze per situazioni del tutto analoghe, dovrebbe adattarsi alle società finanziarie che nel 2013 hanno visto diventare imponibile i servizi di gestione individuale di portafoglio.

La modifica normativa. Com’è noto, l’art. 1, commi 520-521, della legge n. 228/2012 ha modificato, a partire dalle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2013, il n. 4) dell’art. 10 del dpr 633/72, allo scopo di escludere dal regime di esenzione il servizio di gestione individuale di portafogli, che è pertanto divenuto imponibile ad aliquota ordinaria. Il legislatore ha inoltre integrato l’art. 36, terzo comma, del dpr 633/72, al fine di consentire ai soggetti che svolgono sia il predetto servizio, oppure prestazioni di mandato, mediazione o intermediazione ad esso inerenti, sia attività esenti, di applicare separatamente l’imposta, in modo da non dover determinare l’Iva ammessa in detrazione in base al pro rata generale. La modifica si deve ad un intervento della Corte di giustizia Ue, che nel procedimento C-44/11 era stata sollecitata a chiarire se la direttiva Iva consenta o meno di esentare dall’imposta la gestione di portafoglio, attività nell’ambito della quale un soggetto passivo adotta decisioni autonome in merito alla compravendita di titoli e attua tale decisione. Nella sentenza del 19 luglio 2012 la Corte ha risposto in termini negativi, chiarendo che la natura composita dell’attività di gestione di portafoglio, nella quale si combinano inscindibilmente una prestazione di analisi e di custodia del patrimonio del cliente (imponibile ai fini Iva) e una prestazione di acquisto e di vendita di titoli (esente), non permette di riconoscere a tale attività nel suo complesso l’esenzione dall’imposta, stante il principio dell’applicazione restrittiva delle esenzioni.

Gli effetti sulla fisionomia delle società finanziarie. In seguito alla novella normativa, le imprese del settore si trovano, dal 2013, ad effettuare in regime di imponibilità le operazioni di gestione di portafoglio individuale che fino al 31 dicembre 2012 erano esenti dall’imposta. Ciò comporta, evidentemente, un mutamento della «fisionomia» dell’attività agli effetti dell’Iva, più o meno marcato a seconda dell’entità che le predette operazioni assumono rispetto alle complessive operazioni dell’impresa. Potrebbero esservi, al limite, casi di soggetti che, effettuando solo gestioni di portafogli individuali, cambiano radicalmente il regime Iva, da totalmente esente nel 2012 a totalmente imponibile nel 2013. Alcuni di questi soggetti, inoltre, nel 2012 possono avere operato in regime di dispensa dagli adempimenti relativi alle operazioni esenti, ex art. 36-bis, dpr 633/72. Secondo legge, l’imposta ammessa in detrazione nelle liquidazioni periodiche dell’anno corrente (2013) dovrebbe essere provvisoriamente determinata in base al pro rata dell’anno precedente, per cui sarebbe pari a zero, salvo il conguaglio nella dichiarazione annuale che sarà presentata l’anno prossimo, con grave pregiudizio finanziario. Non essendo la prima volta che si presentano situazioni del genere, si può guardare alle soluzioni interpretative avallate dall’amministrazione finanziaria in casi analoghi, in particolare a quelle fornite con la circolare n. 36 del 1989 in occasione del passaggio dal trattamento di esenzione a quello di imponibilità di alcune operazioni del settore immobiliare. Rilevata l’assenza di disposizioni di carattere transitorio, in quella occasione il ministero ha preso le mosse dalla situazione dei soggetti in regime di dispensa ex art. 36-bis, distinguendo fra:

1) soggetti che svolgono operazioni in precedenza esenti, divenute completamente imponibili;

2) soggetti che svolgono operazioni in precedenza esenti, divenute in parte esenti e in parte imponibili;

3) soggetti che, pur continuando a svolgere operazioni esenti ed imponibili, non intendono più avvalersi della dispensa, essendo variato il rapporto tra le dette operazioni.

In proposito, il ministero ha chiarito anzitutto che, nell’ipotesi sub 1, la dispensa deve intendersi caducata per incompatibilità con la nuova disciplina, mentre nei casi sub 2) e 3) i contribuenti possono comunicare la revoca della dispensa anche nel caso in cui non sia ancora decorso il triennio vincolante. In merito all’applicazione del pro rata, poi, il ministero ha chiarito che nel caso sub 2) è possibile operare nelle liquidazioni periodiche la detrazione utilizzando una percentuale calcolata in via presuntiva, salvo conguaglio a fine anno. Infine, per i soggetti che non si sono avvalsi della dispensa ex art. 36-bis e sono, quindi, in grado di enucleare l’ammontare delle operazioni già esenti divenute imponibili, il pro rata può essere calcolato tenendo conto del diverso trattamento tributario.

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