Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cambia il processo civile, da domani la mini-riforma

Saranno i ricorsi depositati domani i primi a sperimentare il “filtro” di ammissibilità per accedere al giudizio di appello. Non solo. Da domani chi cerca la riparazione per i processi troppo lunghi, regolata dalla legge Pinto, dovrà fare i conti con una procedura rivoluzionata, disegnata su quella dei decreti ingiuntivi. E diventano applicabili anche i nuovi strumenti per gestire le crisi d’impresa. Sono i punti chiave della mini-riforma del processo civile, approvata in estate con il decreto Sviluppo (83 del 2012) e che ora – con lo scattare del termine di 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, il 12 agosto – guadagna la concreta operatività.
Parte così il test dell’applicazione per le misure volute dal ministro della Giustizia, Paola Severino, per ridurre il carico e i tempi della giustizia civile. Come? In primo luogo chiedendo ai giudici d’appello di fare una valutazione preliminare dei ricorsi e, sentendo le parti, di vagliare la loro «ragionevole probabilità di essere accolti»: le impugnazioni “senza speranza” dovranno essere dichiarate inammissibili con un’ordinanza che potrà poi essere impugnata in Cassazione. E accanto alla valutazione di merito, si introduce anche un vaglio formale: l’appello dovrà essere motivato a pena di inammissibilità.
Si tratta di un intervento che ha scatenato il dibattito e diviso gli operatori. E che ora i giudici si preparano ad applicare. «Dobbiamo essere molto pragmatici – afferma il presidente della Corte d’appello di Milano, Giovanni Canzio – e sperimentare la norma: questa settimana convocherò una riunione con i presidenti di sezione per individuare le linee guida da seguire, che poi condivideremo con tutti i consiglieri e comunicheremo all’avvocatura». Perché, secondo Canzio, quella del filtro in appello «è una norma importantissima: allinea le norme italiane a quelle del Codice di procedura civile tedesco, permettendo di bloccare l’impugnazione sulla base di una prognosi di insuccesso. E la procedura resta garantista: in Germania l’ordinanza di inammissibilità non è appellabile in Cassazione, da noi sì».
È più cauto il presidente della Corte d’appello di Torino, Mario Barbuto: «In generale – ragiona – il filtro, vale a dire una sorta di controllo preventivo dei ricorsi, non è inopportuno: due gradi di giudizio più la Cassazione, in Italia, sono un lusso ipergarantista che non ci possiamo più permettere. Ora vedremo come funzioneranno queste norme specifiche». Si aspetta «effetti positivi ma anche un aggravio del lavoro» Michele Perriera, presidente della sezione unica civile della Corte d’appello di Caltanissetta: «Il filtro può essere uno strumento utile per ridurre i carichi e aggredire l’arretrato. Però noi oggi abbiamo dato la precedenza ad alcuni ricorsi, a partire da quelli con istanza di sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata. Ora invece dovremo vagliare tutti gli appelli, senza distinzioni: dobbiamo riorganizzarci».
Chi teme gli effetti tranchant delle nuove norme è l’avvocatura: «Ancora non sappiamo – dice Andrea Pasqualin, consigliere del Cnf – quale uso faranno i giudici del filtro. Ma è probabile che ne faranno un uso decimatorio. Siamo molto preoccupati, anche perché è stato deciso di far diventare operative queste disposizioni dopo un periodo transitorio breve, a ridosso dell’estate. Io, per non fare la cavia, ho accelerato la presentazione di un ricorso che mi pareva a rischio per evitare l’esame preventivo». In generale, secondo Pasqualin, «il filtro chiede un grande sacrificio delle garanzie per ottenere, paradossalmente, risultati scarsi o nulli: anzi, il sistema potrebbe rallentare perché i giudici dovranno esaminare tutti i ricorsi».
Con l’applicazione i nodi verranno al pettine e si capirà quanto siano fondati questi timori, insieme con quelli sul «probabile aumento del carico per la Cassazione, per le impugnazioni delle ordinanze» e «l’applicazione difforme da Corte e Corte della norma, troppo generica» avanzati da Remo Caponi, docente di diritto processuale civile a Firenze.
Ma non c’è solo il filtro di ammissibilità. A incidere sul l’attività delle Corti d’appello c’è la riforma della legge Pinto per l’indennizzo per i processi-lumaca. Di fatto, l’iter viene snellito. Inoltre, vengono fissati “paletti” alla misura del risarcimento, che potrà essere liquidato dal giudice tra 500 e 1.500 euro per ogni anno che sfora il termine di ragionevole durata dei processi. Un intervento, quest’ultimo, bocciato da Barbuto perché «utile alle casse dello Stato ma che penalizza i cittadini».
Infine, arrivano alla prova nelle aule anche gli interventi sulla legge fallimentare: dall’anticipazione degli effetti del concordato preventivo al nuovo concordato con continuità aziendale, dovrebbero fornire nuovi strumenti per comporre le crisi. Da domani si vedrà se saranno efficaci per superare le aggressioni della congiuntura.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa