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Cambia il bilancio

Le clausole di salvaguardia vanno in soffitta. Nelle future leggi di bilancio non vi saranno più norme che faranno aumentare in automatico le tasse in presenza di scostamenti nello stato di previsione dei singoli ministeri. Qualora il Mef monitori lo sforamento nei conti di un dicastero, provvederà a portare in consiglio dei ministri un provvedimento di riequilibrio per l’anno finanziario in corso, mentre gli aggiustamenti sul triennio saranno contenuti nella successiva legge di bilancio.

La decisione sul taglio del budget sarà però presa collegialmente da palazzo Chigi e non unilateralmente da via XX Settembre. È questa la novità principale dell’emendamento alla proposta di legge di riforma del bilancio dello stato approvato ieri in quinta commissione alla camera. Il testo, di cui è primo firmatario il presidente della commissione bilancio, Francesco Boccia, si avvia verso un’approvazione lampo, visto che è stato presentato alla camera il 12 maggio.

Martedì prossimo la commissione concluderà i lavori con il mandato al relatore, mentre il voto in aula è fissato per mercoledì 22 giugno. Oltre a cancellare le clausole di salvaguardia, la riforma del bilancio manderà in pensione anche la legge di stabilità come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi (si veda ItaliaOggi del 14/5/2016). Essa confluirà in una apposita sezione della legge di bilancio dove troveranno posto le misure individuate dal governo per realizzare gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel Documento di economia e finanza e nella Nota di aggiornamento del Def. La seconda sezione della legge di bilancio conterrà le previsioni di entrata e di spesa, espresse in termini di competenza e cassa.

Cambia il cronoprogramma della sessione di bilancio. La nuova data da segnare sul calendario sarà il 12 ottobre. Entro tale termine il consiglio dei ministri dovrà varare il ddl di bilancio ma potrà presentarlo alle camere entro i successivi 12 giorni. Teoricamente, quindi, l’esecutivo avrà tempo fino al 24 ottobre, ossia nove giorni in più rispetto all’attuale deadline del 15 ottobre per portare la manovra in parlamento. Si tratta di un «temine mobile» che il governo potrà sfruttare o meno, ma consentirà all’esecutivo di fare gli ultimi aggiustamenti alle previsioni di entrata e spesa sulla base delle modifiche legislative introdotte dalla prima sezione.

Dalla legge di bilancio dovranno rimanere fuori le norme di delega, quelle ordinamentali, organizzatorie, localistiche e microsettoriali. Lo stop all’assalto alla diligenza da parte dei deputati è stato sancito ufficialmente da un altro emendamento approvato ieri in commissione (a firma del deputato leghista Guido Guidesi) che ha trasformato da facoltativo in obbligatorio il no alle misure di tipo localistico.

Luce sui derivati. Da segnalare, infine, un emendamento del civatiano Luca Pastorino e di Francesco Cariello (M5s) che prevede di inserire nel bilancio dello stato una voce ad hoc in cui indicare espressamente l’esposizione in derivati oggi nascosta nella quota di interessi pagati sul debito.

Francesco Cerisano

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