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Cambi societari, effetti limitati

L’accertamento del carattere elusivo di un’operazione di trasformazione societaria da srl a società semplice non comporta conseguenze sotto il profilo civilistico, ma implica esclusivamente il disconoscimento di vantaggi fiscali di cui ci si è voluti impropriamente avvalere. La società continua a rivestire la forma giuridica della società semplice, ma determina la base imponibile ai fini delle imposte dirette secondo le disposizioni dettate per le società di capitali.

Non può però optare per il regime del consolidato fiscale nazionale, né aderire alla procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo, in quanto si tratta di regimi che non possono essere applicati ad una società semplice.

A chiarirlo è la risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 84 del 27 novembre 2013.

Il caso. Il caso riguarda una società che, nel 2002, si è trasformata da società a responsabilità limitata a società semplice.

L’operazione è stata ritenuta elusiva dall’Amministrazione finanziaria, che ha disconosciuto gli effetti fiscali di detta trasformazione e conseguentemente ha rideterminato il reddito imponibile ai fini Ires e Irap, applicando il regime tributario proprio delle società di capitali e non quello delle società semplici.

La società chiede all’Agenzia delle entrate di sapere quali siano gli effetti fiscali nel caso in cui decida di mantenere la forma giuridica della società semplice oppure si trasformi di nuovo in società a responsabilità limitata.

Effetti fiscali del disconoscimento della trasformazione. L’Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 84/2013 richiama la norma antielusiva recata dall’art. 37-bis del dpr 600/73, che consente all’Amministrazione finanziaria, in materia di imposte dirette, di disconoscere i vantaggi tributari conseguiti mediante atti, fatti e negozi, anche collegati tra loro, che siano privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario, diretti ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi altrimenti indebiti.

L’accertamento dell’elusività, sottolinea l’Agenzia delle entrate, non comporta contestazioni sulla validità, sotto un profilo civilistico, degli atti posti in essere dal contribuente, sia nei confronti di altri soggetti, sia nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, implicando esclusivamente il disconoscimento di vantaggi fiscali di cui ci si è voluti impropriamente avvalere e la richiesta di versamento della maggiore imposta dovuta.

La norma ha dunque il «limitato» effetto di consentire all’Amministrazione finanziaria di disconoscere i soli vantaggi tributari conseguiti mediante atti, fatti e negozi elusivi.

Gli atti constati, invece, mantengono piena rilevanza sotto tutti gli altri profili tributari diversi da quelli che attengono al fenomeno elusivo (per esempio, per le imposte indirette).

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