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Cambi manipolati, maxi-multe per sei big

È la più grande sanzione mai emessa nella storia della City, probabilmente la più onerosa mai firmata dai regolatori internazionali. Le authority inglese, americana e svizzera hanno multato per una cifra complessiva di 4,3 miliardi di dollari Ubs, Hsbc, Rbs, Citi, Jp Morgan e Bank of America per aver manipolato o tentato di manipolare il fixing dei cambi valutari. Lo scandalo Forex, scoppiato pochi mesi dopo quello del Libor, arriva così ad una svolta storica con l’ammissione, di fatto, di responsabilità. Gli istituti coinvolti hanno, infatti, accettato di transare con la Fca inglese, Cftc e Occ americane e Finma svizzera in cambio di uno sconto del 30% sulla penalizzazione. Per i regolatori britannici la multa di 1,7 miliardi (tanto va ascritto al capitolo inglese del dossier) è la più elevata mai deliberata nel miglio quadrato del banking londinese, Cftc e Occ negli Usa hanno incassato ammende per 2,4 miliardi. Primati di cui vergognarsi, in realtà perché quanto emerso dall’indagine non ha nulla di edificante a cominciare dalla presunta negligenza di funzionari della Bank of England (BoE). Il chief foreign exchange dealer, Martin Mallett, dopo trent’anni di servizio all’istituto centrale è stato invitato a lasciare la posizione ufficialmente per ragioni non correlate allo scandalo. EÈun fatto, comunque, che Mallett sia stato accusato di non aver avvertito i superiori di quanto accadeva nelle trading rooms delle maggiori banche della City. Nei sei istituti multati, ma anche in un settimo, Barclays, che si è tenuto fuori dal deal annunciato ieri e continua ad essere al centro delle indagini delle autorità: considerazioni commerciali suggeriscono a Barclays di aspettare a chiudere il contenzioso anche se questo significherà rinunciare al 30% di sconto garantito dalle authority a chi era pronto a sedersi al patto. In realtà Barclays ha questioni irrisolte con l’ufficio di Benjamin Lawsky, del New York State Department of financial services che conduce una sua propria indagine (pendono anche le indagini separate dall’accordo ieri organizzate dalla Fed e dal ministero della Giustizia americano) a cui è associato il nome dell’istituto britannico. Barclays, lo ricordiamo, fu la prima banca che ammise le proprie responsabilità nello scandalo Libor spuntando prezzi di saldo per la multa comminata in quell’occasione.
Il conto più salato è arrivato a Citi con 1,02 miliardi di dollari, tallonato da Jp Morgan con 1,01 e da Ubs con 799 milioni, il più basso a Hsbc con 618 milioni di dollari. Fra i due estremi oscillano di poche decine di milioni di dollari gli altri istituti coinvolti. La britannica Financial conduct authority ha chiesto 1,77 miliardi, gli americani di Cftc 1,48, quelli di Occ 950 milioni, gli svizzeri di Finma 138.
I regolatori hanno diffuso comunicati illustrando i provvedimenti felicemente riassunti dalle battute della Financial conduct authority, chiara nel dire che le banche sono state multate per aver posto, fra il 2008 e il 2013 «i loro interessi davanti a quelli dei clienti…comportandosi in modo inaccettabile» e scambiandosi informazioni riservate «per manipolare i tassi con la collusione di traders di altri istituti». Macigni che, in realtà, i regolatori avrebbero dovuto scorgere molto prima. Le attività nelle chat room di dealers che si facevano chiamare «Tre moschettieri», «One team, one dream», «I giocatori» fino all’egualitarismo sfoggiato dagli operatori riuniti nella «Cooperativa» hanno navigato indisturbate la crisi anche dopo l’esplosione dello scandalo Libor. Per il caso Forex – un mondo che vale 5300 miliardi di dollari – sono stati licenziati una trentina di operatori, ma le responsabilità penali devono ancora essere accertate con precisione. Dai tabulati sequestrati escono dialoghi molto oltre il limite della legalità con battute sincopate, ma in equivoche. «Come posso fare free money?» oppure riferendosi a un nuovo dealer desideroso di entrare nel circuito «siamo sicuri che lui ci proteggerà come facciamo fra di noi» e via così lungo il solco della caccia al denaro facile mentre il mondo discettava sul «che fare?» dopo il crack di Lehman.
Nonostante le penalità complessive per la manipolazione dei benchmark abbiano superato, ormai, i 10 miliardi di dollari, il conto finale è ancora lontano. Le class action e le azioni di risarcimento di cittadini e società che hanno subito danni da attività illecite devono ancora maturare del tutto. La stagione degli accantonamenti per le banche coinvolte nel Forex non è affatto finita.

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