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Cambi e commodities spingono Wall Street

Sul fronte della congiuntura gli Usa sembrano avere molti meno problemi di quelli che hanno sul piano politico. Le principali variabili finanziarie sembrano avere colto il messaggio e stanno organizzando dei trend compatibili con una evoluzione in espansione dell’economia.
In primo luogo sono stati notati segnali di debolezza della moneta Usa che potrebbero dare origine a un vero e proprio trend discendente se confermati dalla violazione di livelli grafici rilevanti vicini alle quotazioni attuali. A fasi di debolezza del dollaro corrispondono di norma momenti di Borsa positivi.
Per il Dollar index la violazione di area 79 prospetterebbe una fase duratura di debolezza del dollaro contro le principali monete diretta almeno verso i minimi di maggio 2011 a 72,69, uno sviluppo che sarebbe da considerare favorevole per il mercato azionario. Solo la rottura a 80,50 della media mobile a 100 giorni segnalerebbe un credibile recupero di forza della moneta Usa, dai risvolti potenzialmente ribassisti per le Borse e per i prezzi delle commodity.
Del resto l’azionario Usa, cresciuto del 13% circa nel 2012, non si è dimostrato timido negli ultimi mesi, quasi sempre sopra la media mobile a 200 giorni, attualmente supporto in area 1.390, L’S&P500 statunitense viaggia in un trend rialzista che si sta sviluppando con regolarità dai minimi di inizio 2009 e che per il momento non invia segnali di rallentamento.
Il Nasdaq, che grazie alla sua natura più aggressiva si dimostra spesso in grado di anticipare i punti di svolta anche degli altri indici Usa, si muove dal marzo 2009 all’interno di un canale crescente con limiti superiore e inferiore attualmente in area 3.620 e 2.790 circa. Il fatto che le quotazioni si trovino adesso nella porzione centrale del canale stesso rende problematico ipotizzare una direzione per il breve termine.
Segnali chiarificatori in questo senso verrebbero con la violazione di area 2.920/30. Solo la violazione di 2.790 comporterebbe invece una revisione del giudizio per il trend di lungo periodo, che in quel caso risulterebbe invertito al ribasso.
Forse in modo meno netto rispetto a quello dello S&P 500 e del Nasdaq, ma anche il Reuters/Jefferies CRB Index, l’indice dei prezzi delle materie prime, segue dai minimi di inizio 2009 un andamento complessivamente rialzista, la correzione sviluppatasi dai massimi dell’aprile 2011 si è infatti limitata a ritracciare con i minimi di area 266 il 61,8% del precedente rialzo. Se le quotazioni troveranno la forza per lasciarsi alle spalle la resistenza offerta a 310 dalla trend line ribassista che proviene dal top di luglio 2008 sarà possibile ipotizzare la ripresa dell’uptrend con target non solo i massimi del 2011 ma anche area 410.
Il grafico del T-Bond evidenzia attualmente una condizione estremamente delicata. La tenuta di area 145,50/146,00 potrebbe rilanciare l’uptrend dell’ultimo biennio con obiettivi che oltre area 153 potrebbero dimostrarsi distanti dai valori attuali, posti in area 161 almeno e con la possibilità di estendere ulteriormente nel medio-lungo periodo fino al test di 168.
La violazione di 146 al contrario rappresenterebbe un elemento di novità non trascurabile dal momento che potrebbe anticipare la correzione di tutta la salita dai minimi del 2011 con obiettivi tra 135 e 139.

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