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Calzolari (Granarolo):«Servono sostegni per la filiera alimentare»

Una battaglia per dare più dignità al lavoro di tutte le persone impegnate nella filiera agroalimentare del latte è ciò di cui si fa portavoce Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, la più grande filiera zootecnica italiana del latte, direttamente partecipata da produttori associati in forma cooperativa, con 12 stabilimenti in 7 regioni italiane, 633 allevatori, 8,5 milioni di quintali di latte lavorato ogni anno e un fatturato a fine 2020 di 1.280 milioni di euro. «Un lavoro quotidiano che vede i nostri allevatori raccogliere quotidianamente 18 mila quintali di latte al giorno. Per questo bisogna dare il giusto valore — dice Calzolari —. Abbiamo una doppia funzione: da una parte dare soddisfazione al nostro mondo (la cooperativa Granlatte detiene l’80% di Granarolo, ndr), dall’altra, vista la dimensione della nostra azienda, siamo anche un punto di riferimento per il mondo agricolo, per i territori e le istituzioni».

Prima della cessazione delle “quote latte” nel 2015 l’Italia ne importava circa il 40% per il fabbisogno del nostro Paese. Molto di ciò che veniva prodotto in casa serviva per la realizzazione di prodotti caseari, spesso destinati all’estero come simbolo del made in Italy. «Gli allevatori liberati dal vincolo delle “quote latte” possono produrre di più. Dal 2019 al 2020 le produzioni di latte in Italia e nel mondo sono cresciute di circa il 3% — spiega Calzolari —. Con questo ritmo si arriverà a superare le 13,8 milioni di tonnellate nel 2023 e arriveremo alla piena autosufficienza produttiva. Bisogna sconfessare il teorema che in futuro si produrrà di meno: la popolazione aumenta e dovremmo produrre maggiore quantità di cibo di qualità, consumando di meno. Non c’è dubbio che il mondo agricolo deve fare i conti con la transizione ecologica». Grazie agli investimenti in nuove tecnologie, il 4.0 è entrato nelle stalle. «La robotica oggi è oggetto di investimenti importanti. Insieme a gps e sensoristica contribuisce a ridurre gli impatti generati e a promuovere il benessere animale — sottolinea il presidente di Granarolo —. Per primi abbiamo lanciato un presidio riguardo alle condizioni di benessere degli animali chiedendo ai nostri allevatori uno sforzo superiore a quello richiesto dalla normativa». Se gli animali stanno bene, non si utilizzano farmaci e migliora la produzione. «Innovazione è anche aiutare a produrre di più impattando il meno possibile, sprecando di meno, utilizzando meno chimica e meno farmaci, riducendo le nostre emissioni, garantendo nel contempo la nostra ineguagliabile sicurezza alimentare e la preziosa qualità del nostro latte, dei nostri formaggi e di quel tesoro che è il cibo italiano. Per farlo bisogna remunerare il giusto prezzo, sostenendo gli allevatori». Quando si parla di formaggi di qualità il giusto prezzo viene riconosciuto ma quando si tratta di latte liquido il discorso cambia: «Non è possibile che alla Gdo il latte a lunga conservazione costi 65 centesimi, come una bottiglia di acqua minerale da mezzo litro. Bisogna riconoscere il lavoro che c’è dietro». L’Unione europea e l’Italia hanno adottato la normativa per il superamento delle pratiche sleali «ma bisogna pensare a meccanismi di assicurazione del reddito della parte più esposta della filiera». Anche la politica del sottocosto, sostiene Calzolari, lede il prodotto, lasciando passare il messaggio che il latte liquido (non lavorato) vale di meno.

Investimenti

«Gli agricoltori hanno avuto un ruolo decisivo durante il lockdown. Avanti con gli investimenti»

«Usciamo da un lungo lockdown dove gli agricoltori hanno avuto un ruolo importante nella produzione di cibo. Abbiamo visto negli scorsi anni la disperazione degli allevatori sardi. Non bisogna mai mettere le persone nelle condizioni di sentirsi sole. Essere organizzati come noi in cooperativa è importante».

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