Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Caltagirone in Mediobanca con l’obiettivo Generali

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotondare la quota in Generali, inizia a investire in Mediobanca, lo scrigno da cui passa il “controllo” dell’assicurazione triestina.
L’imprenditore romano ha comunicato alla Consob di avere l’1,014% di azioni della banca d’affari tramite l’Istituto Finanzario 2012, finanziaria a socio unico. L’operazione è datata 23 febbraio, quando Mediobanca quotava una virgola sopra 9 euro; ieri ha chiuso a 8,95 euro, dopo un rialzo dell’1,43% che è stato poco inferiore all’indice Ftse bancario domestico. Si tratta di una fiche da circa 80 milioni, che per uno dei nomi più liquidi d’Italia – la sua cassaforte Fgc vanta sul bilancio 2019 un patrimonio di 3,7 miliardi – sarebbe poca cosa. Ma poca non è, dato l’intreccio di partecipazioni che si rincorrono, ora e allora, tra Milano e Trieste. Dove Caltagirone ha ormai il 5,65% di Generali, quota che ne fa il secondo azionista proprio dietro Mediobanca che possiede il 13%, mentre il terzo peso nel Leone alato è quel Leonardo Del Vecchio (4,84%) che da un anno e mezzo ha deciso di puntare un miliardo su Mediobanca diventandone primo azionista, con un attuale 13,2%, e in tasca l’autorizzazione Bce a salire fino al 19,99%. Secondo fonti vicine a Caltagirone – attivo nelle costruzioni, nella finanza, nei servizi ex municipalizzati e nell’editoria – l’1% potrebbe anche aumentare, in base ai prezzi borsistici e al valore relativo dell’istituto nel suo settore. In altri ambienti finanziari s’intuisce invece che l’approccio all’investimento, vuol essere costruttivo, nella consapevolezza – ben diffusa sul mercato e riflessa nelle valutazioni azionarie tra le più alte nel settore – che Mediobanca è tra gli istituti che negli ultimi anni hanno saputo meglio interpretare la frenata dell’economia italiana e la perdita di ricavi bancari causata dal crollo dei tassi. Ne sortirà un nuovo asse con Del Vecchio sull’istituto nato nel 1946, una riedizione del nocciolo duro che per decenni ha blindato Mediobanca contro attacchi indesiderati? Lo storico patto parasociale, trasformato nel 2019 in accordo di consultazione, riunisce ormai solo il 12,5% del capitale, ed è un legame lasco e probabilmente calante: benché sommando quei nomi, tutti italiani, al 13,2% di Delfin si è già oltre il 25%, soglia scardinabile solo da un’Opa totalitaria.
Più che ai futuri assetti di Mediobanca, comunque cristallizzati per tre anni dal rinnovo del cda che ha confermato Renato Pagliaro presidente e Alberto Nagel ad, il binomio Del Vecchio-Caltagirone tra Milano e Trieste andrà misurato sulla governance di Generali, che tra un anno rinnoverà il vertice, per la prima volta tramite la “lista del cda” uscente. Ed è un mistero per pochi il fatto che il neo azionista di Mediobanca gradirebbe sostiture l’ad di Generali, Philippe Donnet.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Dopo settimane di ostinati dinieghi, come succede in casi simili, il Crédit Agricole deve fare i co...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo prova a mettere ordine nella giungla dei commissari straordinari delle crisi aziendali. A...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Borsa dei Bitcoin si è quotata in Borsa, e vale 100 miliardi di dollari. Ieri è stato il giorno...

Oggi sulla stampa