Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Caloia si dimette da Fabbrica del Duomo

Si difende, Angelo Caloia. E si dimette da tutti gli incarichi che ancora ricopriva nella sua città: lascia soprattutto la carica prestigiosa di presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano dopo lo scoppio del caso che lo coinvolge pesantemente, deflagrato proprio nel giorno di Sant’Ambrogio. Il “banchiere di Dio” per un ventennio, uno degli uomini simbolo della finanza cattolica milanese chiamato a Roma nel 1989 da Giovanni Paolo II per riportare ordine allo Ior dopo l’era dell’arcivescovo Paul Marcinkus, respinge per adesso le accuse di peculato che gli addebita il procuratore di giustizia del Vaticano, insieme ad un ex “storico” direttore generale, Lelio Scaletti, e all’avvocato Gabriele Liuzzo, per concorso. «Sconcertato, attonito e profondamente avvilito, sono a rassicurarvi sulla mia totale estraneità ai fatti» afferma in una lettera al cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, in cui annuncia le sue dimissioni da tutti gli incarichi, a partire da quello dell’ente che dal 1387 presiede alla conservazione della cattedrale, e da quelli che aveva alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e dal Collegio Borromeo.
I fatti sono già emersi due giorni fa – anche grazie ad un servizio della Reuters – e confermati dalle fonti ufficiali sia vaticane che dello Ior. I due ex alti dirigenti e l’avvocato – dei quali sono stati sequestrati dei conti che ancora avevano allo Ior per quasi 17 milioni – negli anni 2001-2008 avrebbero compiuto una serie di operazioni sul patrimonio immobiliare dello Ior: si tratta di ben 29 palazzi, perlopiù a Roma e Milano, che sono stati venduti a prezzi molto minori del loro valore facendo largo uso di società offshore, che avrebbero fatto capo in parte agli stessi Caloia e Scaletti, e con addebiti di parcelle considerate sproporzionate. Un gioco di scatole cinesi e di commissioni che in passato era del tutto sfuggito a controlli: non esisteva in quegli anni una compliance interna degna di questo nome e tantomeno un’autorità di controllo esterna, l’Aif, creata dalla riforma di Benedetto XVI e rafforzata sotto Francesco. Ora le cose stanno cambiando, e le indagini interne alla banca, attuate sul campo dalla società Promontory insieme al personale storico della banca, stanno ricostruendo cosa è accaduto in passato. Secondo quanto ricostruito in queste ore a mettere in allarme i controllori sarebbe stato un bonifico, non recente ma ben tracciato, della cifra di circa 3 milioni arrivato allo Ior da un paradiso fiscale, sulla cui origine non c’erano riscontri. Da lì è partita l’indagine che ha portato a scoprire le transazioni che avrebbero occultato quasi 60 milioni di guadagni giudicati illeciti. Ora la magistratura vaticana vuole accelerare, e dopo l’iscrizione sul registro degli indagati dei tre è possibile che vengano presi altri provvedimenti: Caloia, Scaletti e Liuzzo sono cittadini italiani e quindi per effettuare indagini in Italia sarebbe necessaria una rogatoria (ma in caso di condanna la pena sarebbe eseguibile in Italia, così dicono i trattati tra i due stati). Intanto lo Ior non ha più immobili, e l’unico che resta, la sede dell’ambasciata di Russia presso la Santa Sede, in Via della Conciliazione, è possibile che passi sotto la giurisdizione della Segreteria dell’Economia, che ha assorbito l’Apsa. Ma il Papa che dice? Nell’intervista rilasciata due giorni fa a Elisabettà Piquè del quotidiano argentino «La Nacion» è stato chiaro: «Lo Ior sta lavorando benissimo». Insomma, la pulizia deve andare avanti. Anche se va registrato che le finanze vaticane sono ancora terreno di attriti tra cardinali: l’intervista di tre giorni fa del cardinale Gerge Pell, “super-ministro” delle finanze, che ha parlato di centinaia di milioni “nascosti” dentro vari dicasteri ha prodotto una non rituale precisazione della sala stampa («non è denaro frutto di attività illecite o illegali») e irritazione dentro i Sacri Palazzi, compresa la Segreteria di Stato, l’ufficio più vicino a papa Francesco.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Pasticcio di golden power alla parmigiana. La Consob ha sospeso, dal 22 gennaio e per massimi 15 gio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il progetto di integrazione di Stellantis prosegue a marcia spedita. Dopo la maxi cedola di 2,9 mili...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la stagione dei conti societari a Wall Street con la pubblicazione, tra oggi e domani...

Oggi sulla stampa