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Il calo del debito rinviato al 2017

Il governo osa ma non troppo. Nella nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, approvata ieri notte, il governo fissa un obiettivo di deficit per il prossimo anno pari al 2% del Pil, il prodotto interno lordo. Non troppo distante dall’1,8% promesso all’Unione Europea sei mesi fa, quando la congiuntura era migliore. Ma si riserva, subordinandolo al via libera della commissione di Bruxelles, di portarlo al 2,4%: 7 miliardi di euro di maggior deficit per coprire le spese per emergenza immigrazione e il terremoto, che il governo considera «eccezionali», e chiederà di scomputare dal deficit del prossimo anno. «Oggi è san Prudenzio, linea Padoan», scherza il presidente del Consiglio Matteo Renzi al termine della riunione di Palazzo Chigi aggiungendo tuttavia che «l’Europa è gravemente in debito con l’Italia sui temi dell’immigrazione» e «ci prenderemo quel che serve». «La “ciccia” della discussione arriva a ottobre» promette.

Nella nota di aggiornamento il governo taglia le previsioni di crescita: non più l’1,2% per il 2016, fissato ad aprile ma un più realistico 0,8%, che diventa 1% nel 2017. «Un livello ancora insoddisfacente», per il ministro dell’Economia, visto che senza gli interventi della prossima legge di Bilancio, con la sterilizzazione degli aumenti Iva e il taglio delle tasse per le imprese, la crescita sarebbe stata ancora più bassa, intorno allo 0,6-0,7%.

Con il deficit da definire in base alla regole Ue — «che noi rispettiamo anche se non condividiamo», dice Renzi — il rapporto fra il debito pubblico e il Pil (che nel 2016 sale) è destinato a diminuire l’anno prossimo passando dal 132,8% del 2016 al 132,2%. L’inversione di tendenza è rinviata almeno di un anno. Mentre, garantisce Padoan, l’allentamento del rigore non dovrebbe allontanare l’obiettivo del pareggio di bilancio a medio termine.

Matteo Renzi che, influenzato, durante la riunione ha anche preso un’aspirina, vorrebbe riuscire ad arrotondare il valore della manovra a 25 miliardi, per finanziare tutte le iniziative annunciate nelle ultime settimane. Dalla flessibilità dell’età di pensione, al rinnovo contrattuale del pubblico impiego, al sostegno alle fasce più deboli della popolazione, fino ai nuovi incentivi per le imprese. Per la sanità promette: «Metteremo più soldi». Una lunga lista di interventi essenziali per il premier non solo per la sua linea di politica economica ma anche, e forse soprattutto, in vista del referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre. Tutto dipenderà dal negoziato con l’Ue: il governo italiano vuol far pesare anche il difficile contesto internazionale, compresa la bassa inflazione. «Purtroppo — dice Padoan — non è sotto il controllo dei governi nazionali ma della Bce» .

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