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Call center, accordo per Almaviva. L’azienda ritira i tremila licenziamenti

Racconta Riccardo Saccone, di Slc Cgil, che la svolta è avvenuta in tarda serata, dopo 17 ore di trattative. Carlo Calenda, neo-ministro dello Sviluppo, ha convocato nella sua stanza l’amministratore delegato di Almaviva Contact, Andrea Antonelli. Quando il manager è uscito la “quadra” era stata trovata. Proprio al fotofinish. Dopo mesi di rilanci e stop inattesi. Proprio allo scadere del periodo di solidarietà. Poco prima che partissero 3mila lettere di mobilità. Per altrettante persone tra Palermo, Roma e Napoli. Nel verbale di accordo, controfirmato dalle parti sociali, è messo nero su bianco il rinnovo della “solidarietà” per ulteriori sei mesi a partire da oggi, con percentuali (in termini di riduzione di orario lavorativo) che variano dal 45% nelle sedi di Roma e Palermo al 35% di Napoli. Certo molti di questi contratti sono part-time e quindi l’erosione reddituale è importante perché incide su una base economica già piuttosto bassa. Ecco perché la riduzione dell’orario sarà sottoposta a continua revisione (ogni 15 giorni) e dovrà prevedere interventi di formazione per tutta la forza lavoro con l’ausilio dei finanziamenti delle regioni Lazio, Campania e Sicilia. Al termine del periodo di solidarietà (il prossimo 31 dicembre) le parti hanno concordato di gestire eventuali esuberi con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria in deroga per ulteriori dodici mesi, ma Almaviva s’impegnerà ad incrementare i volumi di lavoro sino al raggiungimento del 20% della riduzione oraria. L’accordo quindi è su un periodo di un anno mezzo, anche se è previsto un ulteriore periodo di 18 mesi che potrebbe servire come cuscinetto attingendo alle risorse del Fis, il fondo integrazione salariale dell’Inps previsto dalla riforma Fornero. Si vedrà

Da registrare il commento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che si è congratulato con il viceministro dello Sviluppo, Teresa Bellanova, per le energie spese in questa vertenza: «La vicenda Almaviva — ha scritto il premier su Facebook — è figlia delle inadempienze clamorose della classe politica del passato». Unanime la lettura da parte dei sindacati. L’attenzione è anche sull’accordo, firmato sempre ieri dalle associazioni datoriali di settore e i confederali, che prevede l’adozione nel contratto collettivo della clausola sociale contenuta nel codice degli appalti. Mancava l’ultima approvazione delle parti sociali affinché, anche nei call center, le aziende subentranti nei bandi di gara s’impegnassero a riassumere il personale in eccesso delle società perdenti. Una clausola realtà da tempo in altri settori, ad esempio nelle autostrade, dove gli operatori della ristorazione devono ottemperarla. Susanna Camusso, segretario generale Cgil, parla di necessità di «introdurre delle normali regole di attività in un settore in cui si è praticata sia la delocalizzazione, sia il dumping». Annamaria Furlan, segretario generale Cisl, pone l’attenzione sul prossimo tavolo di settore convocato per il 17 giugno. In filigrana è da registrare soprattutto l’impegno di Almaviva. L’azienda ha scommesso sul suo rilancio, nonostante non vinca commesse da un po’. Una sfida per il management e per la proprietà Tripi.

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