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Calenda: dagli incentivi risorse a Industria 4.0

Assente eccezionale, «ma per l’ultima volta», a Bruxelles dove ieri si teneva il Consiglio Competitività. Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico dal 10 maggio, parte da qui per spiegare che ci sarà molta Europa nel suo programma, «da oggi in poi – dice – intendo prendere parte a tutti i Consigli nelle aree di mia responsabilità, perché lamentarsi dell’Europa senza stare in Europa è un atteggiamento ipocrita e inaccettabile».
Un ribaltamento rispetto a quanto accaduto nell’ultimo anno e mezzo, così come di cambiamento radicale Calenda parla a proposito di «processi, organizzazione e persone del ministero», che saranno al centro di una robusta spending review alla quale collaborerà anche Enrico Bondi come consulente a titolo gratuito. Il lavoro di turn around, da presentare entro settembre con un piano strategico del ministero, riguarderà anche gli incentivi alle imprese con l’obiettivo di concentrare «le risorse sulle iniziative esistenti che funzionano». Proprio le efficienze di questa riorganizzazione, almeno in parte, nella prossima legge di stabilità potranno andare a finanziare le misure di sostegno al piano Industria 4.0 per l’innovazione del manifatturiero che sarà presentato prima della pausa estiva. Dalla prossima settimana, aggiunge Calenda, sul piano inizierà il confronto con Confindustria.
L’orientamento da qui ai prossimi anni sarà quello di favorire fattori di politica industriale orizzontali, senza sfociare in politiche di settore dettate dall’alto. L’innovazione, che ha al centro Industria 4.0 e la banda ultralarga le cui gare sono imminenti, è uno dei tre grandi assi. Sull’internazionalizzazione si parte da un dato – 150 miliardi di export in più dal 2001 ma ancora 15 punti di distanza dalla Germania – e da un cambio operativo, il nuovo management dell’Agenzia Ice che verrà nominato con il prossimo consiglio dei ministri. Calenda – che ribadisce il pieno sostegno all’accordo transatlantico Ttip – preannuncia che saranno potenziati sia il piano per il made in Italy, ancora con un focus particolare sugli Stati Uniti, sia l’impegno sull’attrazione di investimenti esteri, «nella convinzione – dice – che un’azienda è italiana quando opera in Italia» a prescindere dalla provenienza dei capitali. Per il terzo asse, la crescita dimensionale, sta per partire il programma “Alti potenziali” (si veda Il Sole 24 Ore del 28 aprile) per supportare piccole e medie aziende di eccellenza a costruire piani industriali con cui fare il salto di qualità.
L’integrazione di queste politiche dovrà contribuire a migliorare la produttività delle nostre imprese. Ma da sola non basterà. Il neoministro si dice in sintonia con Confindustria sull’importanza della riforma del modello contrattuale, «Boccia ha detto che sui contratti faranno le parti sociali, e io sono d’accordo ma prendo a prestito un titolo del Sole 24 Ore e dico: fate presto». Dirompente, a detta del ministro, sarebbe anche l’eliminazione dei veti locali prevista dalla modifica del Titolo V della Costituzione oggetto del referendum costituzionale di ottobre («una battaglia cruciale»). Per esemplificare l’Italia del «no» Calenda cita le traversie del gasdotto Tap, elemento importante della politica energetica. E proprio l’energia potrebbe essere al centro di alcuni dei prossimi interventi, attraverso un riequilibrio degli oneri derivanti dagli incentivi alle rinnovabili che gravano «in misura assolutamente prevalente sulle imprese, il contrario di quanto avviene in altri Paesi europei, a partire dalla Germania».
Tante competenze, così riassunte, fanno del ministero dello Sviluppo economico un interlocutore costante per imprese e lobby, con tutti i rischi che ne conseguono in termini di possibili conflitti di interessi. E qui si materializza l’ultima novità: un codice di accesso al ministero uguale a quello della Commissione europea, per garantire massima trasparenza quando una società si fa ricevere da dirigenti o funzionari ministeriali.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Carmine Fotina

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