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Il calcolo dell’usura con doppia velocità

Usura a due velocità: il livello soglia (oltre il quale scatta l’usura) è più alto per gli interessi di mora, che rimangono fuori dal calcolo dei tassi medi (posto a base del calcolo del tasso illecito).

È la sintesi della risposta data ieri dal sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta in commissione finanze alla Camera a una interrogazione parlamentare concernente le modalità di calcolo dei tassi di interesse illegittimi. In sostanza l’usura conosce due livelli: quello dei tassi fisiologici (debitore che paga) e quello dei tassi patologici (debitore in mora). Per questi ultimi si ammette una maggiorazione di circa il 2% sulla base di un’analisi statistica del 2002. La risposta del governo, tra l’altro, riporta ampi stralci di una nota di chiarimenti della Banca d’Italia, risalenti addirittura al 2013 (http://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2013/legge-antiusura/030713_antiusura.pdf): anche se gli stessi chiarimenti devono dichiarare che il tasso soglia speciale per le morosità non è espressamente previso dalla legge. Tanto che alcune sentenze penali hanno disatteso questa impostazione.

In Italia il tasso di usura è calcolato aggiungendo uno spread l tasso medio di mercato: dal 14 maggio 2011 è il tasso medio, aumentato di un quarto, più quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può superare gli 8 punti percentuali. Il quesito è se si debba tenere conto degli interessi di mora, cioè degli interessi dovuti quando il debitore non paga (salta le rate del mutuo, non restituisce il fido, non paga le rate del prestito personale e così via).

La risposta del governo, che è un «copia e incolla» della posizione della Banca d’Italia, è negativa. Gli interessi moratori sono esclusi dal calcolo del tasso medio, perchè non sono dovuti al momento dell’erogazione del finanziamento, ma solo a seguito dell’inadempimento del cliente. Il tasso medio, di riferimento per il tasso di usura, è quello fisiologico e non quello, dice il governo, inquinato dalle patologie del credito. L’esclusione del tassi di mora consente, poi, di evitare un effetto distorsivo sul calcolo del tasso medio, soprattutto nei confronti dei clienti in regola con i pagamenti. Se si includessero i tassi di mora nel tasso medio si avrebbe un innalzamento della soglia in danno della clientela.

Così esposta, la risposta rischia di tralasciare il vero problema e cioè come deve calcolarsi l’usurarietà nei casi di mora.

I chiarimenti della Banca d’Italia sottolineano che anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura e che però, i decreti trimestrali del Mef sui tassi soglia (compreso quello ultimo del 22 dicembre 2016) riportano i risultati di un’indagine (del 2002) per cui i tassi di mora sono mediamente più alti di 2,1 punti percentuali. In assenza di una legge sulla soglia di usura per gli interessi moratori, la Banca d’Italia aumenta i tassi medi di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo.

Quindi a fronte di una mora del debitore, c’è più margine per il creditore (ad esempio la banca) e meno spazio per l’usura.

Antonio Ciccia Messina

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