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I calcoli, le alleanze Alla fine è stato fatale il voltafaccia spagnolo

Tra il secondo e il terzo turno della votazione di ieri pomeriggio per l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, Sandro Gozi ha avuto un presentimento. È stato forse il momento più teso della giornata, come confermano altri partecipanti. Milano aveva chiuso in testa il primo e secondo round, ottenendo rispettivamente 25 e 12 voti, ora però la città italiana doveva affrontare il duello finale con Amsterdam. La città olandese era indietro di 3 voti, ma era fiduciosa di poter contare su tutti i 5 consensi avuti da Copenaghen. Insomma, c’era aria di «biscotto», specialità ben conosciuta tra i Paesi nordici, non solo nel calcio.

C’è stata appena mezz’ora di pausa. «La tensione era palpabile, c’era un grande movimento dentro e fuori la sala», dice un diplomatico europeo. «Siamo ripartiti con i contatti e i giochi di alleanze — spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ha rappresentato l’Italia nell’happening bruxellese —, anche perché c’erano pochi impegni che andavano oltre il secondo turno. E alla fine siamo riusciti a spostare uno di quei cinque voti a nostro favore». Abbastanza per chiudere in pari lo scrutinio finale, evitando il biscotto. Ora si andava al sorteggio. E puntualmente, come in altri momenti fatali del nostro racconto nazionale, dall’urna è arrivata la beffa. «È stato come perdere una finale mondiale con la monetina, lascia un grande amaro in bocca», dice Gozi.

Eppure, senza darlo a vedere, eravamo entrati ottimisti nell’«uovo», come viene chiamato l’Europa Building che ospita le riunioni del Consiglio. «Abbiamo avuto più di cento incontri — rivela Gozi —, lavorando a tutto campo, il presidente Gentiloni, Alfano, Lorenzini, Enzo Amendola, io stesso. Abbiamo collaborato benissimo con il sindaco Sala, il governatore Maroni, gli imprenditori. È stato un grande gioco di squadra, che ha dato i suoi frutti. Quando l’Italia è unita può perdere solo contro la sfortuna» .

Avevamo fatto bene i calcoli. «I 25 voti ottenuti al primo turno corrispondevano esattamente alle nostre previsioni. Anche se pensavamo che Bratislava avrebbe avuto più consensi». Ci hanno votato in tanti: Bulgaria, Romania, Grecia, Slovenia, Malta, Cipro e Croazia sono stati i Paesi che lo hanno fatto sapere e che Gozi ha pubblicamente ringraziato. Nel segreto dell’urna, abbiamo avuto i voti anche di Francia, Portogallo, Repubblica Ceca, Estonia. Non è chiaro chi sia stato il tredicesimo Paese ad appoggiarci: l’Irlanda o forse addirittura la Svezia? Di sicuro non ci ha mai votati la Spagna, all’inizio logicamente impegnata con Barcellona, ma poi subito schieratasi a sostegno di Amsterdam, forse memore dei tempi della dominazione spagnola sui Paesi Bassi.

Gozi non si sbilancia: «Abbiamo detto no alla logica dei blocchi, cercando e ottenendo voti dappertutto, dal Sud, dal Centro, da Est, dal Nord. Quella dei blocchi è una logica estranea allo spirito dell’Europa e non a caso è stata sconfitta, come dimostra l’uscita di Bratislava che pure era data per favorita alla vigilia». In effetti il vento dell’Est ha soffiato per una sola votazione, non abbastanza però per spingere la capitale slovacca, che correva in nome di un riequilibro geografico delle agenzie comunitarie .

La scommessa fatta su Milano, con un dossier tecnico di prim’ordine, si è rivelata quella giusta. Ma altri dossier di qualità non mancavano: Amsterdam, Copenaghen, Barcellona, Vienna. Se abbiamo prevalso nelle tre votazioni, dice Sandro Gozi, «è perché vi abbiamo aggiunto un grande lavoro politico. Non abbiamo perso perché eravamo in minoranza, in debito di influenza o perché tecnicamente il nostro progetto non era valido, ma perché dall’urna è uscita la pallina con il nome di Amsterdam» .

Resta il fastidio di una procedura decisionale surreale e assurda, sulla quale sin dall’inizio l’Italia aveva espresso forti perplessità: «Siamo stati noi a ottenere l’impegno da parte della Commissione europea a redigere un rapporto di valutazione tecnica, che all’inizio non era neppure previsto. Purtroppo c’era una maggioranza di Paesi che voleva questa procedura. Il doppio risultato dell’Ema e dell’Eba, entrambe assegnate per sorteggio, conferma che avevamo ragione».

Non è stata però soltanto una fatica di Sisifo. «Milano esce benissimo da questa partita, confermando di essere una grande realtà europea e mondiale come già dimostrato con Expo2015. La maggioranza dei Paesi europei ha riconosciuto la qualità e la forza della nostra candidatura».

Paolo Valentino

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