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Calcio, contratti d’oro ma non per il fisco la Finanza nelle sedi di quarantuno club

NAPOLI  — Pallone truccato dribbla il fisco. Un’altra estate rovente si apre per il mondo del calcio italiano. Ma stavolta sotto inchiesta non ci sono risultati addomesticati né partite vendute, bensì gli stratagemmi che consentirebbero di aggirare le regole di tassazione dei contratti, sottraendo allo Stato somme rilevantissime. Su delega della procura di Napoli, 150 finanzieri hanno bussato ieri mattina alle porte di 41 società, 18 delle quali hanno militato nel campionato di Serie A concluso da un mese. Tutte, dunque, ad eccezione di Bologna e Cagliari. I militari hanno acquisito gli atti e documentazione riguardante trasferimenti e accordi. Il fascicolo è aperto con l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Gli agenti Alessandro Moggi e Alejandro Mazzoni sono indagati, i loro uffici erano stati perquisiti agli inizi di aprile. Sotto inchiesta anche un altro procuratore, Leo Rodriguez, argentino come Mazzoni. Al vaglio ci sono le attività di altri nove agenti, Hidalgo, Battistini, Guastadisegno, Rodella, Gallo, Calleri, Vilarino, Calaiò e Leonardi, che al momento non risultano indagati, così come non sono indagate le società né i calciatori i cui contratti, almeno una cinquantina ma il numero è destinato ad allargarsi, vengono ora esaminati per verificare eventuali irregolarità. Sono stati acquisiti gli atti riguardanti, fra gli altri, i trasferimenti dell’attaccante argentino Ezequiel Lavezzi, acquistato dal Napoli nel 2007 e ceduto un anno fa al Paris Saint Germain, di Adrian Mutu, Antonio Nocerino, Fabio Liverani (oggi allenatore), Ciro Immobile, Nicola Legrottaglie, solo per citare alcuni dei nomi più noti al pubblico.
I pm Antonello Ardituro, Stefano Capuano, Danilo De Simone e Vincenzo Ranieri, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo, ipotizzano «reiterate condotte finalizzate all’evasione dell’imposta sui redditi e più in generale condotte elusive delle regole di imposizione tributaria». Dalle indagini del Nucleo di polizia tributaria diretto dal colonnello Nicola Altiero, è emerso, secondo la procura, «un complessivo ed articolato sistema di relazioni» che avrebbe avuto come obiettivo la «sottrazione all’imposizione fiscale » di rilevanti voci dei contratti. Sullo sfondo, il sistema ormai diffuso, nel calcio non solo italiano, che porta alla esasperata lievitazione degli ingaggi e rischia
di creare pericolose situazioni di squilibrio gestionale. Uno dei nodi riguarda possibili casi di «estero vestizione», vale a dire il pagamento di somme su società che potrebbero essere state costituite all’estero allo scopo di eludere il fisco se non addirittura di creare fondi occulti.
Fra le tecniche al centro delle indagini, anche la prassi in base alla quale in alcuni casi il procuratore del calciatore viene ricompensato come collaboratore della società e non in qualità di agente dell’atleta, consentendo al club di ottenere poi la detrazione fiscale sulla somma versata. Ma lo spettro dell’indagine è amplissimo. Si va dalle modalità di trasferimento dei giocatori all’esame analitico dei singoli contratti, dalla gestione del patrimonio delle aziende alle modalità con le quali vengono inserite nei bilanci le voci relative agli atleti. E ancora, le modalità di utilizzo dei diritti pluriennali sulle prestazioni oggetto di «rivalutazione», le transazioni tra società con finalità di «spalma debiti», le attività di scouting, la gestione dei diritti di immagine e dei diritti televisivi. La Lega di Serie A ha fatto sapere in una nota di non avere «ragione di dubitare della correttezza dei comportamenti delle proprie associate». Ma per il calcio italiano, è iniziata un’altra estate
bollente.

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