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Calcio, i club pagano la polizia

Si fa molto più salato il conto che le società di calcio dovranno pagare alle forze dell’ordine per mantenere la sicurezza fuori dagli impianti nel corso degli incontri. La quota minima di incassi, destinata a finanziare la copertura dei costi degli straordinari e dell’indennità di ordine pubblico delle Forze di polizia, salirà dall’attuale 1% al 5%. La quota massima dal 3 al 10%. Un potenziale salasso per le società, soprattutto quelle calcistiche (giusto per fare un esempio, l’Inter che martedì nel match di Champions League contro il Barcellona ha incassato 5,8 milioni di euro, con le nuove norme dovrebbe versare alle forze dell’ordine da un minimo di 290 mila a un massimo di 580 mila euro) giudicato però sostenibile dal vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini che ha fortemente voluto l’aumento del contributo. La novità è contenuta nel maxiemendamento al decreto legge sicurezza (dl n.113/2018) su cui il governo ha posto e ottenuto la fiducia dall’aula del senato (con 163 voti a favore, 59 contrari e 19 astenuti). Il testo passa ora all’esame della camera.

Nel mirino di Salvini vi sono soprattutto i grandi club «che pagano milioni di euro per i loro campioni». «Ogni domenica migliaia di unità delle forze dell’ordine sono impegnate a gestire l’ordine pubblico e chi paga? Noi», aveva osservato Salvini annunciando su Facebook il raddoppio dei contributi. «Chiederemo alle società di calcio di destinare il 5-10% dell’incasso dei biglietti. Non è giusto che siano gli italiani a pagare».

Incompatibilità per gli amministratori locali che portano il comune allo scioglimento. Tra le altre novità introdotte dal maxiemendamento, integralmente sostitutivo del ddl di conversione del decreto legge, anche la stretta sulle infiltrazione nei comuni. In caso di condotte sospettate di illegalità o di cattiva gestione, il ministro dell’interno su input del prefetto potrà inviare negli enti commissari straordinari al fine di contrastare l’infiltrazione criminale all’interno degli organi tecnici delle amministrazioni comunali e provinciali (si veda ItaliaOggi del 15/9/2018). Presto dunque saranno sorvegliati speciali non solo i politici locali, ma anche i dipendenti comunali e i tecnici e dirigenti responsabili dei settori amministrativi da cui sono emerse criticità. Il maxiemendamento inasprisce la stretta prevedendo che gli amministratori responsabili delle condotte che hanno causato lo scioglimento non possano essere candidati, per due turni elettorali successivi, alle elezioni per camera, senato e parlamento europeo. Fino ad ora l’incandidabilità era limitata alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e durava per un solo turno elettorale successivo allo scioglimento.

Depotenziato lo Sprar. Il decreto limita l’accoglienza nel sistema Sprar ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Questi ultimi rimarranno in accoglienza nel Sistema di protezione degli enti locali, fino alla definizione della domanda di protezione internazionale, anche oltre il compimento della maggiore età. Con disposizione transitoria si consente ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione umanitaria già presenti nello Sprar di rimanervi fino alla conclusione del progetto di accoglienza in corso. Tra le novità del maxiemendamento l’adozione della cosiddetta «lista dei Paesi di origine sicuri», che consente un esame accelerato e, ove possibile, svolto in frontiera, delle domande di protezione di coloro che provengono da tali Paesi.

Accesso al Ced interforze. Si introduce la possibilità per il personale della polizia municipale dei comuni capoluogo di provincia (anche se con meno di 100 mila abitanti), di accedere al Ced interforze. Con decreto del Viminale la facoltà potrà essere estesa ad ulteriori comuni. Stesso meccanismo per la sperimentazione delle armi ad impulsi elettrici (taser).

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