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Calamità, risarcimenti con polizze private

ROMA – Torna la “tassa sulla disgrazia”: in caso di terremoto, alluvione o di ogni altra catastrofe naturale, lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini. La norma spunta nelle pieghe del decreto di riforma della Protezione civile varato nei giorni scorsi dal governo e reintroduce il meccanismo previsto dalla precedente legislazione sulle calamità, ma bocciato dalla Corte Costituzionale.
Il nuovo meccanismo prevede infatti che, in caso di calamità naturali, le risorse debbano arrivare dall´aumento dell´accisa sulla benzina. Le Regioni non potranno più far conto sui soldi della Protezione civile, ma dovranno intervenire di tasca propria rifacendosi sui cittadini con un aumento dell´accisa regionale della benzina fino a 5 centesimi. L´aumento tuttavia non sarà «obbligatorio», formula che fu bocciata dalla Corte Costituzionale nei mesi scorsi, ma «volontario». Tuttavia, rileva il parlamentare del Pd Massimo Vannucci, che fece una battaglia contro la prima versione della tassa in relazione alla Regione Marche, «è singolare pensare che le Regioni una volta fatto fronte alle spese poi rinuncino a recuperare risorse. In sede di conversione, proporremo di modificare il provvedimento».
Del resto il decreto disciplina anche il meccanismo di raccolta delle risorse per gli interventi in caso di calamità naturali in più Regioni o di carattere catastrofico, che spettano alla Stato centrale. Anche in questo caso lo Stato centrale dovrà ricorrere – stavolta obbligatoriamente – all´aumento delle accise sulla benzina. Si preparerebbe dunque una doppia disgrazia: oltre all´evento disastroso anche un nuovo aumento della benzina.
Il decreto apre la strada, poi, alla assicurazione privata contro le calamità: si tratta tuttavia di una assicurazione di carattere «volontario» che coinvolgerà solo i cittadini che saranno disponibili a stipulare una polizza. Anche in questo caso si avanzano proposte: come quella – viste le risorse contingentate da parte delle Regioni che dovranno già ricorrere alla “tassa sulla disgrazia” – di inserire una franchigia. In questo caso per piccoli danni, fino ad una certa cifra, potrà intervenire l´assicurazione privata, dopo dovrà attivarsi necessariamente il pubblico. «Purtroppo per il futuro dovremo pensare alle assicurazioni, perché lo Stato non è più in grado di fare investimenti sulle calamità: l´Aquila è stata l´ultima azione di intervento della Protezione civile sulla popolazione», ha detto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile.
Entro 90 giorni a partire da ieri, Palazzo Chigi – di concerto con i ministeri dell´Economia e dello Sviluppo Economico, sentite la Conferenza Stato-Regioni e l´Isvap – dovrà emanare un regolamento, sulla base di alcuni criteri. Quali? Agevolazioni fiscali per chi si assicura e «l´esclusione, anche parziale, dell´intervento statale per i danni subiti da fabbricati». Non sarà un percorso di facile realizzazione. Innanzitutto perché l´assicurazione su base «volontaria» sancisce una disparità tra i cittadini che vivono in zone sismiche e quelli che vivono in zone non a rischio. L´occasione si perse quando fu abolita l´Ici sulla prima casa: allora si sarebbe potuto chiedere un sacrificio ai proprietari di immobili oggi assai più pesante.

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