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Cala la tensione sullo spread BTp-Bund

di Luca Davi

L'accelerazione dell'iter della manovra finanziaria aiuta a rasserenare il clima sul mercato dei titoli di Stato italiani, che proprio oggi dovrà fare i conti con la decisione della Banca centrale europea sulla continuazione degli acquisti del debito.

Ieri intanto, complice il ritorno alla propensione al rischio da parte degli investitori, confermato anche dal rimbalzo dei principali indici azionari globali, lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi si è ridotto di 30 punti base, scendendo dai 365 punti base di martedì ai 335 di ieri, mentre il rendimento del decennale sui 10 anni è sceso al 5,22 per cento.

Se il differenziale di rendimento tra BTp e Bund è andato assottigliandosi è anche merito della sentenza della Corte costituzionale tedesca: Berlino ha infatti respinto una serie di azioni legali che miravano a bloccare l'adesione della Germania ai pacchetti di salvataggio da destinare ai Paesi euro in difficoltà. Per i mercati obbligazionari periferici è stata un'iniezione di fiducia. Perché significa che la Germania parteciperà agli aiuti ai Paesi di Eurolandia in crisi. Ecco come si spiega, in fondo, il fatto che anche i rendimenti di due "Piigs" come Spagna e Irlanda abbiano segnato un calo rispetto al Bund (con una flessione rispettivamente di 19 e 3 punti base). Sempre peggio va invece ad Atene, il cui rendimento del decennale è salito oltre il 20 per cento.

Per capire appieno il recupero dell'obbligazionario italiano bisogna guardare allora alle questioni interne. I nostri titoli di Stato ieri hanno beneficiato dell'introduzione del voto di fiducia al Senato sulla manovra, arricchita dall'aumento dell'Iva, dalla modifica alle pensioni e dal contributo di solidarietà per i redditi oltre i 300mila euro. «Un test importante per la solidità del Governo di cui di recente si è molto dubitato», spiegava ieri un operatore, e che consentirebbe di garantire gli impegni di risanamento dei conti del Paese.

Così, dopo averli puniti con pesanti vendite (tanto da far salire martedì lo spread fino al picco di 381 punti base), ieri gli investitori sono tornati a comprare un po' più di titoli italiani rispetto ai giorni precedenti. La Banca centrale europea, secondo alcuni trader, avrebbe fatto anche ieri la sua parte, con piccoli acquisti spalmati nell'arco della giornata. «I volumi rimangono ancora ridotti – spiega Ciro Pietroluongo, direttore generale di Mts – Tuttavia, dopo giorni di costanti tensioni, gli investitori vogliono anche cogliere le occasioni che si propongono sul mercato e sfruttare prezzi appetibili».

Ricoperture tecniche o meno, a contribuire alla riduzione dello spread é stata anche, come detto, la maggiore propensione al rischio da parte degli investitori, che si é tradotta in vendite di Bund tedeschi. I rendimenti dei titoli di Stato tedeschi ieri sono aumentati infatti di 6 punti base, all'1,90 per cento sul decennale.

Difficile dire se il raffreddamento sarà di lunga durata o meno. A ricordare che il clima sull'Italia rimane difficile sono i Cds, le particolari polizze assicurative che proteggono dall'insolvenza degli emittenti di obbligazioni. Ebbene, in questo caso il Cds a 5 anni sull'Italia, in assenza del paracadute della Bce, stamattina aveva toccato un massimo giornaliero di 438, per poi chiudere a 421, livelli comunque elevati.

Di certo molto del futuro dei BTp italiani sarà deciso oggi a Francoforte, dove si riunisce il consiglio direttivo della Bce che deciderà sugli acquisti di titoli di Stato che da un mese finanziano Italia e Spagna. Al presidente Trichet e il suo board toccherà passare al setaccio la manovra correttiva dei conti pubblici a partire da quella di Roma. Solo nell'ultimo mese, da quando il contagio si è allargato a Italia e Spagna, l'Eurotower ha comprato oltre 50 miliardi di titoli di Stato emessi dai due Paesi. Ma, visto che gli acquisti non dureranno in eterno, tocca agli esecutivi riconquistare la fiducia dei mercati.

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