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Cala la tensione sui titoli spagnoli

di Michele Calcaterra

Angela Merkel "sdogana" la politica risanatrice e riformatrice di José Luis Zapatero e nel contempo incassa l'appoggio del leader spagnolo per quel che riguarda la proposta franco-tedesca di un nuovo patto di competitività per l'Europa.

«La Spagna – ha detto ieri la Cancelliere tedesca in occasione della conferenza stampa di chiusura del vertice ispano-tedesco svoltosi a Madrid – ha fatto i suoi compiti ed è avviata sulla giusta strada». Riconoscendo così i progressi fatti dal paese iberico (il Governo con il consenso delle parti sociali) negli ultimi mesi per rassicurare i mercati, ma non sbilanciandosi sul fatto se la Spagna necessiti o meno in futuro di un piano di salvataggio. Come a dire che la prudenza dei tedeschi non si è smentita nemmeno in questa occasione, anche se è emerso chiaramente che Berlino non crede necessario alcun aiuto esterno nei confronti di Madrid.

Quanto basta, dunque, per fugare ogni dubbio sulla solvibilità della Spagna, per tranquillizzare i mercati (la Merkel ha criticato la speculazione) «che dovranno prenderne nota», per creare fiducia e per avviare una fase di maggiore equilibrio e stabilità. Nonostante questo, è chiaro che il suggerimento della Merkel a Zapatero è quello di non abbassare la guardia, di continuare a portare avanti le riforme strutturali e di tenere sotto controllo i conti pubblici. Compresi quelli delle regioni autonome, che tendono a scappare di mano.

Che i mercati abbiano cambiato "atteggiamento" nei confronti della Spagna (ma anche di altri paesi periferici della zona euro) è apparso chiaro ieri in occasione dell'asta di titoli a 3 e 5 anni che ha centrato gli obiettivi di raccolta del Tesoro spagnolo, 3,5 miliardi in totale, ma soprattutto ha segnato dei rendimenti in sensibile calo rispetto al recente passato. Nel caso della scadenza a più breve termine, i tassi sono scesi dal 3,717% dell'ultima asta al 3,254% di ieri. Mentre per i bond a 5 anni si è scesi dal 4,54% del 13 gennaio scorso al 4,045% di ieri. Unico punto di debolezza, il fatto che la domanda sia stata meno sostenuta che non nel recente passato.

Ma buone notizie arrivano anche dal fronte portoghese. Mercoledì il paese lusitano, fino a qualche settimana fa nell'occhio del ciclone finanziario, ha emesso titoli con scadenza semestrale per un importo complessivo di 455 milioni e un rendimento del 2,98%, in sensibile calo rispetto al 3,68% segnato nella precedente asta. Quelli a un anno, per un importo di 800 milioni, hanno invece segnato un rendimento del 3,71%, rispetto al precedente 4,029%, con una domanda in entrambe le operazioni piuttosto sostenuta.

Questo significa che la situazione del Portogallo si starebbe normalizzando, a fronte di un quadro politico stabile, a seguito delle elezioni presidenziali del 23 gennaio scorso che hanno confermato per i prossimi 5 anni nell'incarico il conservatore Aníbal Cavaco Silva e alla luce degli sforzi compiuti dal governo (taglio dei costi dell'amministrazione pubblica, blocco degli investimenti in opere pubbliche, aumento dell'Iva) per riequilibrare i conti pubblici e rilanciare l'economia. Mentre va segnalato l'appello della banca centrale al sistema creditizio, perché quest'anno non distribuisca dividendi agli azionisti, in modo da rafforzare la solidità patrimoniale delle banche e la credibilità sui mercati.

Insomma, a quanto pare, la situazione si starebbe lentamente normalizzando e il rischio-contagio sarebbe al momento scongiurato. Del resto il differenziale tra il bund tedesco e i titoli a 10 anni dei paesi periferici della zone euro si sta restringendo rispetto ai massimi dell'autunno scorso, a dimostrazione che il quadro è migliorato. Sempre che, come ha detto ieri la Merkel, si continui a lavorare sui fondamentali e a stimolare la crescita. Facendo ognuno la propria parte e il proprio dovere.

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