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Cala del 4% l’arretrato nel civile

di Giovanni Negri

Per la prima volta dopo oltre 30 anni le cause arretrate non sono aumentate. Anzi sono calate. Il numero dei processi civili pendenti, nel giugno 2010, è sceso del 4%, arrivando a 5.600.616: rispetto all'anno precedente sono 223.824 procedimenti in meno. Forte di questa diminuzione, «che negli ultimi 30 anni si è manifestata una sola altra volta in questi termini», il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha svolto ieri pomeriggio al Senato la sua relazione annuale sullo stato della giustizia.

Un risultato che – per Alfano – «lo studio disaggregato dei dati consente di ritenere non occasionale né fortuito e che, al contrario, trova la sua spiegazione nella convergenza di almeno tre fattori positivi introdotti dal Governo Berlusconi: le riforme in materia di processo civile, la sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari, le modifiche normative delle spese di giustizia e in particolar modo della disciplina del contributo unificato che ha abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative».

E, per una volta, Alfano, che ha rivendicato le misure sulla conciliazione e annunciato la prossima presentazione del disegno di legge sulla semplificazione dei riti, riconosce anche il ruolo della magistratura: «A ciò si aggiunga, quale collante, la straordinaria capacità di silente lavoro dei magistrati italiani addetti al civile che, come certifica l'ultimo rapporto Cepej del 2010, risultano tra i più produttivi di Europa. Tutto ciò si traduce per i cittadini in una maggiore affidabilità del sistema e nella possibilità di una più veloce risposta alla loro legittima domanda di giustizia».

Meno confortanti i dati del penale: si passa, infatti, da 3.335.039 procedimenti pendenti al 31 dicembre 2009 a 3.290.950 al 30 giugno 2010, a testimonianza della necessità di interventi sul fronte del processo penale che – ha preannunciato il ministro – dovranno essere fatti nel corso della seconda parte della legislatura. In ogni caso Alfano, nel ricordare l'impegno del Governo contro la criminalità organizzata, ha sottolineato il maggior numero di provvedimenti di condanna al regime carcerario del 41 bis, il maggior numero di conferme di questi provvedimenti e il minor numero di revoche. Quanto ai procedimenti per mafia iscritti presso le Procure, questi sono aumentati del 10,5 per cento.

Nel 2010 Alfano ha dichiarato di avere espresso il concerto sul conferimento di 75 uffici direttivi, mentre l'ispettorato del ministero ha eseguito 58 ispezioni ordinarie e 16 inchieste; esercitata l'azione disciplinare nei confronti di 59 magistrati per violazione dei doveri di diligenza, correttezza e laboriosità relativi a diverse ipotesi, tra le quali – ha spiegato il ministro – spiccano quelle relative a gravi e reiterati ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze, che hanno provocato scarcerazioni per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare.

Nella relazione il ministro ha anche fatto il punto sul piano carceri che prevede investimenti per 675 milioni di euro nell'arco di tre anni, con l'obiettivo di soddisfare un bisogno carcerario pari a circa 9.150 posti, in esecuzione della sola prima parte del piano. Tra luglio e dicembre 2010, sono state concluse 4 intese istituzionali, necessarie per accelerare le procedure, tra il commissario delegato, le Regioni e i Comuni interessati, intese che coprono circa il 75% del volume complessivo degli investimenti. E sempre su questo fronte Alfano ha precisato che le misure di esecuzione della pena esterne al carcere sono aumentate di quasi il 30% rispetto al 2009 coinvolgendo circa 16mila detenuti, destinati a crescere per gli effetti delle misure a favore di chi aveva da 3 anni in giù di pena da scontare.

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