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Cairo stringe su Rcs “Subito le deleghe e sinergie con La7” Bonomi si ritira

Urbano Cairo accetta il 48,8% di azioni Rcs che sono state consegnate alla sua Opas mentre Andrea Bonomi considera lapropria Opa inefficace e rinuncia a prendere quel 12,9% affluito dal mercato. Questo è, in sintesi, il risultato della battaglia per il controllo della casa editrice che pubblica
Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport iniziata l’8 aprile con la discesa in campo di Cairo. Dunque niente battaglie legali, esposti o ricorsi anche se alcuni soci della cordata Imh hanno sostenuto che vi erano gli elementi per farlo. Ma Bonomi ha fatto valere il suo diritto di veto nella società e ha imposto il “fair play” in stile anglosassone.
Tuttavia per sapere quale sarà alla fine la quota di controllo effettiva di Cairo si dovrà attendere settimana prossima, alla fine della possibile migrazione delle azioni dall’Opa perdente a quella prevalente. Se tutti gli azionisti decidessero di migrare Cairo potrebbe salire fino al 65,5% del capitale Rcs e l’esborso di cassa per la sua azienda aumentare fino a 80,5 milioni. Cairo ha anche rinunciato alla clausola del change of control in quanto Intesa Sanpaolo è pronta a subentrare se qualche banca volesse chiedere subito il rientro dei suoi crediti.
Non è però ancora chiaro quando Cairo riuscirà a entrare in Rcs. «Voglio tutte le deleghe operative – ha detto ieri alla sua assemblea – sono pronto a rinunciare alle ferie ma spetta al cda nella sua autonomia decidere cosa fare». Cairo vorrebbe le chiavi dell’azienda al più presto ma per renderlo possibile dovrebbero dimettersi quattro consiglieri su nove, tra cui gli esecutivi, per far spazio a lui e ad altri tre suoi uomini. A quel punto sarebbe in maggioranza, visto che Stefano Simontacchi era stato indicato dalla lista Cairo. «Ci vuole un cda molto operativo», ha ripetuto ieri in conferenza stampa l’editore alessandrino, e dunque per accelerare i tempi, già venerdì, una volta pagato il 48,8% di azioni Rcs, Cairo potrebbe chiedere al presidente Maurizio Costa di convocare l’assemblea per la nomina del nuovo cda. In questo caso ci vorranno almeno 40 giorni e dunque l’inizio della sua gestione potrebbe slittare ai primi di settembre, lasciando per tutto agosto il timone dell’azienda in mano a Laura Cioli.
L’assemblea della Cairo Communication ha approvato un aumento di capitale riservato fino a 70 milioni, che il cda avrà un anno di tempo per effettuare, e il voto maggiorato per chi terrà in portafoglio le azioni della società per almeno due anni. L’editore ha parlato del tipo di ristrutturazione che ha intenzione di fare in Rcs, agendo sui due fronti del taglio dei costi e dello sviluppo dei prodotti editoriali. Nessuna intenzione di snaturare i prodotti: «Trasformare il Corriere della Sera in un giornale tabloid sarebbe la cosa più pazza che uno potrebbe fare, come intervenire sulla linea politica editoriale», ha detto Cairo rispondendo a un azionista che ventilava l’ipotesi. Anzi il nuovo editore ha già espresso a più riprese grande fiducia nel direttore Luciano Fontana. «Il potere dell’editore è di cambiare il direttore – ha ricordato Cairo -. Poi un confronto può essere utile, anche perché l’editore può decidere investimenti. Ma alla fine il direttore è il “padrone sovrano”». E poi sinergie con il suo gruppo di periodici, nella raccolta pubblicitaria, nella distribuzione, nell’acquisto della carta. E anche con La7, che potrebbe pubblicare i suoi video sul sito del Corriere e ospitare una campagna pubblicitaria del Corriere a prezzo scontato per recuperare lettori.

Giovanni Pons

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