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Cairo: in Rcs avrò tutte le deleghe operative

 

Arriva all’assemblea degli azionisti accolto dai flash, dalle telecamere e da un assalto di taccuini. «Certo che sarò in prima linea. Voglio avere tutte le deleghe: è urgente capire bene quando esce un euro, perché esce, come e se poteva essere fatto un investimento migliore». Urbano Cairo è il nuovo azionista di controllo di Rcs, il primo editore da oltre trent’anni a questa parte del gruppo del «Corriere della Sera», dal 1984 governato da una compagine di soci con interessi diversificati. La sua Opas ha raccolto quasi il 50% delle adesioni in Piazza Affari, battendo l’Opa concorrente promossa da quattro soci storici di Rcs — Diego Della Valle, Mediobanca, Pirelli e UnipolSai — con il finanziere Andrea Bonomi. La cordata che partiva da quasi il 25% si è fermata al 37,7% e ha riconosciuto la sconfitta, «liberando» le adesioni. Gli investitori che avevano consegnato i titoli all’Opa, in tutto il 12,9% del capitale, da venerdì 22 e per cinque giorni, avranno facoltà di migrare all’offerta del patron de «La7». La Consob annuncerà giovedì 21 i dati definitivi sulle due offerte. E alla fine della prossima settimana si conoscerà la nuova quota di controllo di Cairo.

«Sono rimasto sorpreso del distacco — racconta Cairo — anche se poi ripensandoci mi fermavano le persone in strada e nei caffè: “Siamo con lei!”. Non so se, come dice qualcuno, questa operazione rappresenti una svolta per il capitalismo italiano. Forse l’Opas ha intercettato un desiderio di cambiamento che è presente nel mercato, come nella società». I festeggiamenti sono stati limitati a un brindisi con i consulenti la sera della vittoria, venerdì 15, e conclusi con una passeggiata a notte fonda in compagnia di due collaboratori fino in via Solferino. Sosta meditativa all’altezza del civico 28, davanti al palazzo del «Corriere», ancora aperto per il tentato golpe in Turchia. La sede storica , dice ora Cairo, «che io mai e poi mai avrei venduto. Come mai e poi mai avrei venduto la Rcs Libri e le radio».

Adesso vuole fare in fretta: «Il mio problema è impedire che in Rcs venga bruciata altra cassa, bisogna intervenire prima possibile», va ripetendo ai soci Cairo Communication riuniti per deliberare un aumento fino a 70 milioni («di cui allo stato non c’è bisogno») e il voto multiplo che viene attribuito a coloro che terranno le azioni per almeno 24 mesi consecutivi. L’esborso per cassa (l’Opas prevede 25 centesimi in contanti oltre a un concambio di 0,18) sarà al massimo di 80,6 milioni. «Avevamo 108,6 milioni di liquidità prima di distribuire il dividendo» di 15,6 milioni. «Volendo, potremmo non toccare il finanziamento concesso da Intesa per 140 milioni».

Rispetto ai tempi, in un contesto di percorso condiviso, alcune dimissioni in consiglio potrebbero permettere a Cairo di entrare in azienda e assumere rapidamente la guida. Nel frattempo potrebbe essere convocata l’assemblea per il rinnovo. Servono 40 giorni per riunire i soci. «Io ho rinunciato alle ferie — osserva — sta al consiglio vedere ciò che è meglio per l’azienda». Quanto ai rapporti con i vecchi soci «sono disponibile con tutti, ma in questo momento la priorità è l’azienda e i suoi dipendenti».

La linea del «Corriere» non cambierà. «Sarebbe una follia, non c’è niente di più abitudinario della lettura del tuo quotidiano preferito», assicura Cairo, per il quale l’indipendenza non è in discussione: «Il direttore è il signore e padrone» del giornale. «Il “Corriere” sarà offerto per un periodo a un prezzo specialissimo. Costerà di meno e sarà ancora più ricco: non deluderemo i nostri lettori e ne conquisteremo di nuovi».

Paola Pica

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