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Cairo può salire fino al 62% di Rcs

L’editore rinuncia alla condizione del cambio di controllo, con l’aiuto di Intesa Sanpaolo
Si spengono i riflettori sulla contesa per Rcs. La cordata Bonomi rinuncia a ritirare le azioni che sono state consegnate in Opa (circa il 13% del capitale) e Cairo rinuncia alla condizione del cambio del controllo, cioè a ottenere l’ok unanime delle banche creditrici di Rcs. Perché Intesa – che era nella schiera degli advisor dell’Opas e che è l’istituto più esposto sul fronte del debito – ha già dato disponibilità a subentrare al finanziamento di chi dovesse dissentire. Venerdì Cairo pagherà – con 0,18 azioni di Cairo Communication più 25 centesimi cash per ogni azione Rcs – il primo 48,82% del capitale che è stato consegnato all’Opas. Sempre da venerdì decorreranno i cinque giorni di Borsa aperta nei quali chi vorrà potrà girare le azioni dall’Opa Bonomi.
L’Opas di Cairo Communication potrà salire dunque fino al 62% circa nel capitale di Rcs, con un esborso massimo di un’ottantina di milioni. La quota riconducibile a Urbano Cairo nella sua casa editrice che ha lanciato l’offerta scenderà tra il 52,7% e il 47,91% a seconda delle adesioni definitive, tenuto conto anche del 4,2% acquistato ai blocchi venerdì scorso e contestualmente girato all’Opas.
Non potranno invece aderire i soci storici Diego Della Valle, Mediobanca, UnipolSai e Pirelli – che avevano, tutti insieme, un iniziale 22,6% – dal momento che facevano parte della cordata che ha lanciato la controfferta. Per girare le azioni all’offerta vincente c’è tempo fino al 28 luglio e il 4 agosto è previsto il pagamento dei titoli Rcs consegnati.
Con chi chiedeva chi ha avuto la regia dell’operazione, l’editore piemontese ha osservato che il merito è di tutta la squadra: «C’erano gli advisor ciascuno con un ruolo». C’era Imi, la banca d’affari di Intesa, che ha anche messo a disposizione finanziamenti (a sua volta Intesa si è avvalsa dello studio Pedersoli); c’era l’intermediario di Borsa Equita; lo studio legale BonelliErede; e c’erano anche Georgeson e Sodali che si occupano di relazioni con gli investitori istituzionali. Come advisor personale di Urbano Cairo c’era inoltre l’ex gestore Massimo Ferrari, oggi dg e cfo di Salini-Impregilo. In sostanza quasi la stessa squadra che ha prevalso nella contesa per Impregilo.
Prossimo passo sarà l’insediamento di Urbano Cairo in Rcs, con la nomina in tempi stretti di un nuovo consiglio di amministrazione che – ha anticipato l’editore piemontese – sarà molto operativo. Il nuovo azionista di maggioranza potrà a pieno titolo chiedere la convocazione di un’assemblea per il rinnovo del board, ma – ha ricordato ieri Cairo – «tocca al presidente della società convocare l’assemblea». È?possibile anche che il cda, approvata la semestrale, decida di dimettersi. Ad ogni modo – ha chiarito Cairo a chi glielo chiedeva – «le regole per nominare il consiglio di Rcs sono esattamente le stesse di prima». Lo statuto della società, assegna un terzo dei posti alle minoranze, di cui oggi solo uno su tre (Stefano Simontacchi in quota Cairo) non è stato assegnato ai fondi. «Non ho minimamente pensato finora a chi sarà il presidente», ha precisato l’editore che comunque ha intenzione di avere a disposizione tutte le leve operative. «Ho dato la disponibilità a rinunciare alle mie vacanze», ha ricordato Cairo, secondo il quale prima si inizia e meglio è.
«Mi fa piacere se gli altri azionisti restano – ha aggiunto – C’è tutta la voglia di essere collaborativi». Qualche rimpianto per essere arrivato “tardi”, comunque c’è: «Molti asset sono stati venduti ed è un peccato. Io non avrei mai venduto la Libri, le radio, la sede di via Solferino. Comunque ora bisogna valorizzare gli asset che ci sono». Quanto al Corriere della Sera, Cairo ha respinto le illazioni secondo cui la nuova proprietà potrebbe il primo quotidiano italiano in un tabloid popolare. «I giornali vanno maneggiati con cautela – ha sottolineato – Credo che meno i lettori si accorgono che sono arrivato e meglio è, perché la gente si abitua: figurarsi davanti a una trasformazione radicale o a un cambio di linea!». Di Luciano Fontana, direttore del Corriere, ha detto: «È?un buon direttore, conosce bene il Corriere e la macchina, sta facendo un giornale di buon livello. Dopodiché tutto si può migliorare».
Sul dopo-scalata, Cairo si è lasciato aperte tutte le porte. L’assemblea straordinaria di Cairo Communication, ieri, ha approvato l’adeguamento dell’aumento di capitale per lo scambio azionario, la delega al cda per un aumento di capitale riservato fino a 70 milioni, il voto doppio a chi terrà le azioni per due anni. Ma, per evitare un’eccessiva diluizione in Cairo Communication, è stata considerata anche l’ipotesi di procedere con un reverse accelerated bookbuilding, in sostanza un buy-back rivolto agli investitori istituzionali.
Passata l’adrenalina della contesa, si allentano anche le quotazioni dei titoli coinvolti nell’operazione: in Borsa Rcs ha chiuso a in calo del 3,19% a 0,91 euro (con un minimo di seduta di 88 centesimi), Cairo Communication è sceso del 5,95% a 4,14 euro (minimo di seduta 3,99 euro).

Antonella Olivieri

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