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Cairo in Rcs ma “in punta di piedi” acquistato sul mercato il 2,8%

Urbano Cairo mette un piede nella Rcs Mediagroup. Come era stato ventilato nei giorni scorsi l’editore di carta stampata e tv ha acquistato una parte dei diritti di opzione offerti in asta e poi li ha esercitati investendo poco meno di 15 milioni di euro e mettendosi in portafoglio una quota del nuovo capitale pari al 2,8%. «Ho investito a titolo personale parte della mia liquidità – ha detto Cairo a Repubblica – sono molto legato a Rcs, 18 anni fa cominciai questo mestiere prendendo in concessione la raccolta pubblicitaria di Io Donna e Tv7». La quota del 2,8% non è di quelle in grado di spaccare i salotti, comunque fa discutere che un editore puro entri nell’azionariato di una società concorrente in fase di grande cambiamento. «Entro in punta di piedi – continua Cairo non voglio dare giudizi affrettati sul piano industriale, è presto per parlare di patto di sindacato estrategie future». Può darsi che Cairo abbia visto comunque un affare nel comprare un titolo ai minimi quando vi è qualche timido segnale di ripresa del mercato pubblicitario. Ma lo fa a pochi mesi dall’acquisto de
La7da Telecom Italia Media, società in forte perdita che l’editore punta a risollevare nell’arco di unpaio d’anni grazie anche alla dote di 88 milioni che gli ha riconosciuto il gruppo guidato da Franco Bernabè. Nelle prossime settimane bisognerà vedere come il nuovo socio si posizionerà rispetto al piano industriale dell’ad Rcs Pietro Scott Jovane e rispetto al patto di sindacato che potrebbeessere confermato o sciolto. Difficilmente Cairo potrà entrare nel cda Rcs in quanto assumerebbe informazioni di prima mano legate a una società concorrente, ma il suo 2,8% potrebbe permettergli di partecipare a un futuro tavolo in cui si decidono le strategie del gruppo.
Il primo confronto importante si avrà a fine mese quando è in programma una riunione del patto di sindacato che dovrà decidere della propria sopravvivenza. Se la Fiat, fino a qualche giorno fa, risultava essere l’unico azionista forte a voler proseguire con l’esperienza del patto, adesso fonti qualificate riferiscono che anche Intesa Sanpaolo e Mittel sarebbero disposte a mantenere l’accordo di consultazione. Mentre Mediobanca, titolare di un 16% post aumento, ha già dichiarato nel recente piano industriale di voler uscire dal patto per poter disporre liberamente della quota. Dunque la sopravvivenza del patto dipenderà dalle posizioni di Pirelli (5,4%) e Fonsai (5,6%) poiché per proseguire l’accordo deve contare su almeno il 30% del capitale. La quota totale vincolata diventerà dirimente poiché Fiat, salita al 20,5% del capitale, non potrà assumere una posizione di comando o anche solo un “diritto di veto” entro il nuovo accordo, se non vuole correre il rischio di dover lanciare un’Opa totalitaria.
Dunque i giochi sono ancora molto aperti e bisognerà vedere se le diplomazie al lavoro riusciranno a stemperare i dissidi che negli ultimi mesi hanno condizionato l’andamento della casa editrice che pubblica ilCorriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.Si vedrà se l’arrivo di Cairo, tra l’altro proprietario di una squadra di calcio (Torino) come Della Valle (Fiorentina) e Fiat (Juventus), contribuirà a stemperare o acuire le tensioni.
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