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Cairo esce allo scoperto: acquistato il 2,8% di Rcs

Era davvero Urbano Cairo uno degli acquirenti dei diritti Rcs rimasti inoptati. La conferma è arrivata ieri, prima dello scadere dei termini previsti per il superamento delle soglie rilevanti, con una breve nota nella quale l’editore-pubblicitario ha precisato di avere acquistato 11,78 milioni di azioni Rcs, pari a circa il 2,8% del capitale che ne fa il nono maggior azionista, tramite la conversione di 3,93 milioni di diritti. Un investimento da 14,8 milioni che Cairo ha dichiarato di aver effettuato a titolo personale, non cioè tramite la sua società quotata.
Lui comunque minimizza. «Si tratta di una piccola partecipazione – ha detto – l’operazione di un editore puro che crede nell’editoria: ho voluto dare un contributo anch’io». «Entro in punta di piedi, con molto rispetto per chi c’è già. Parlare di patto mi sembra prematuro». «C’era questa opportunità e l’ho considerata: sono affezionato a Rizzoli che nel 1996, quando ho iniziato la mia attività, mi diede fiducia».
Dichiarazioni che contrastano con quelle rilasciate il 9 luglio, alla vigilia dell’asta sull’inoptato e due giorni prima di rilevare i diritti, quando aveva detto, ribadendo il concetto di essere un editore puro: «Non sono entrato in Rcs e non intendo entrare adesso». Comportamento che non è sfuggito alla Consob, sebbene da qui a ipotizzare violazioni delle regole ce ne corre.
Fatto sta che, a quanto risulta, Cairo non ha avvisato nessuno dei soci, nè tanto meno la società del suo repentino cambio di opinione. E nel frattempo si sprecano le dietrologie. C’è chi immagina uno scenario di scambio che potrebbe coinvolgere Diego Della Valle su La 7. Se per esempio prendesse piede l’ipotesi di separare quotidiani da riviste, Della Valle potrebbe scambiare le sue azioni nella società dei periodici con una quota di La 7, che Telecom da pochi mesi ha ceduto (con dote) a Cairo, ma che comunque richiede ingenti risorse per sostenere un rilancio in grado di arrivare all’agognato pareggio di bilancio. Scenario legittimo, anche se le osservazioni di Urbano Cairo – sempre lo scorso 9 luglio – sulle avventure editoriali dell’imprenditore marchigiano, che all’ultimo minuto si era fatto avanti anche per La 7, non lascerebbero pensare a un’azione concordata. «Della Valle si sta facendo anticipare un po’ troppo», aveva commentato a proposito del raddoppio della quota in Rcs di Fiat (oggi al 20,5%), aggiungendo inoltre: «Non bisogna dimenticare che si tratta di una partita di mercato, le azioni oggi non si pesano più ma si contano, la Fiat ha fatto una mossa importante».
C’è anche chi pensa che l’ingresso nel capitale di Cairo, che comunque non sposta gli equilibri, possa essere invece finalizzato a mettere un piede in partita per poi vedere cosa ricavarne. Per esempio, candidandosi a curare con la sua concessionaria la raccolta pubblicitaria del gruppo. Mal che vada, è il ragionamento, probabilmente Cairo ha fatto conto che l’investimento finanziariamente non sia un cattivo affare. Dato che di editoria senz’altro ne capisce, la supposizione è di buon auspicio.

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