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Cairo e Clessidra, duello per La7 ma Bernabè è contrario alla svendita

MILANO — Si profila un confronto serrato e acceso al cda di Telecom di giovedì 7. Oltre all’aggiornamento del piano industriale al 2015 sarà la vendita del gruppo Ti Media, che controlla i due canali La7 e Mtv oltre alle infrastrutture per la trasmissione in digitale terrestre, a tenere banco. Sul tavolo del cda ci saranno due offerte vincolanti, quella del fondo Clessidra per tutta Ti Media (canali e infrastrutture)
e quella della Cairo Communications solo per La7. Le due offerte sono molto diverse tra loro anche perché hanno un perimetro diverso. Clessidra, guidata da Claudio Sposito, si ripropone di accollarsi una parte dei 260 milioni di debiti in capo a Telecom e di pagare in cash un’altra parte per un totale di circa 250 milioni complessivi. Vendendo a Clessidra Telecom si libererà definitivamente di Ti Media ma riuscirà a stento a ripagarsi debiti sin qui contratti.
Diverso il discorso di Cairo che punta a sgravare Telecom della parte che perde soldi, cioè La7, lasciando a Telecom la parte buona, cioè i multiplex che con 50 milioni di margine operativo all’anno hanno un valore di mercato di 350 milioni (7 volte l’Ebitda). Cairo, però, per accollarsi La7 chiede al venditore una dote — una cinquantina di milioni sembra — per tener conto che con l’attuale andamento dei conti anche nel 2013 il canale tv perderà circa 90 milioni, dopo i 120 di passivo con cui si è chiuso il 2012. Dati molto negativi confermati dall’andamento della raccolta pubblicitaria a gennaio 2013, con Mediaset in arretramento del 20% e un mercato tv che ha seguito questo trend. L’intenzione di Cairo sarebbe quella di lavorare per ridurre la struttura dei costi, tagliando le serie televisive e i film acquistati dall’estero a prezzi svantaggiosi, e lanciare, a fianco dell’attualità, trasmissioni di intrattenimento in grado di far salire l’audience del canale sfruttando anche le sinergie con le testate editoriali. Il tutto senza toccare i 445 dipendenti.
Rilanciare La7 non sarà dunque facile per chiunque si cimenterà sul caso ma in queste ore sta maturando, all’interno del management
di Ti Media e di Telecom, l’idea di tenersi le società e rinviare la vendita di un paio d’anni. Considerazione che nasce dalla constatazione che le due offerte arrivate non sono esaltanti e dai segnali incoraggianti che arrivano dagli interventi effettuati dal nuovo management subentrato in autunno. Secondo il piano di Severino Salvemini e Marco Ghigliani con gli interventi fatti e da fare il pareggio operativo di Ti Media potrebbe essere raggiunto nel 2015. A ciò si aggiunge che gli ascolti a gennaio sono tornati ai massimo dell’autunno del 2011, 4,11% di share complessiva grazie, probabilmente, alla trasmissione condotta da Michele Santoro. Questi dati avrebbero dunque indotto il presidente di Telecom Franco Bernabè a presentare nel cda di giovedì l’ipotesi di uno stop alla procedura di vendita in attesa che il nuovo piano di risanamento mostri i suoi frutti. Ipotesi che però si scontrerà con la volontà di molti consiglieri espressione degli azionisti bancari, Mediobanca, Intesa e Generali, di voler vendere il polo dei media a tutti i costi, come più volte è stato messo a verbale. Più cauta invece la posizione del socio Telefonica, la società spagnola che nel cda Telecom esprime due rappresentanti, Cesar Alierta e Julio Linares. Così come saranno da tener presenti i giudizi dei consiglieri indipendenti, Luigi Zingales, Lucia Calvosa e Massimo Egidi che potrebbero allinearsi alle considerazioni portate avanti da Bernabè.

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