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Caf e professionisti in salvo

Revisione della responsabilità in capo ai Centri di assistenza fiscali e agli intermediari relativamente alle dichiarazioni dei redditi precompilate. Eliminazione delle disposizioni in materia di società tra professionisti al fine di riordinare la disciplina complessiva in un altro testo ad hoc.

Questo è quanto emerso, ieri, nel corso dell’incontro che si è svolto tra il governo e gli addetti ai lavori della camera al dlgs sulle semplificazioni fiscali, al vaglio della commissione finanze, inerente la legge 23/2014 (delega fiscale). In base a quanto risulta a ItaliaOggi, si delinea, quindi, un’apertura verso le istanze di Caf e professionisti in relazione ai 730 precompilati (si veda ItaliaOggi del 21 giugno e 23 luglio 2014). Il dlgs sulle semplificazioni fiscali sottopone, infatti, il Caf o il professionista abilitato, che abbia rilasciato un visto di conformità infedele, all’obbligo di pagamento di un importo pari all’imposta, agli interessi e alla sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente ai sensi dell’articolo 36-ter del dpr 600 del 1973, determinando in tal modo una sorta di sostituzione della posizione dell’originario debitore (il contribuente) con quella del Caf o del professionista. Una modifica, quella in arrivo, che a più riprese è stata sollecitata anche nel corso delle audizioni delle categorie interessate che si sono svolte, ieri e nei giorni scorsi, presso la commissione finanze del senato e che si concluderanno la settimana prossima con l’intervento dell’Agenzia delle entrate. «È opportuno», ha sottolineato Luigi Mandolesi, neoconsigliere dell’Ordine nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, «che venga chiarito espressamente che Caf e professionisti rispondono in proprio delle sanzioni (non di imposta e interessi) soltanto laddove questi ultimi rilascino il visto di conformità nonostante la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alla relativa documentazione esibita dal contribuente non abbia avuto esito positivo». Sulla stessa lunghezza d’onda, poi, anche i tributaristi Lapet. «Se la norma non verrà modificata si creerà nel nostro ordinamento tributario una nuova figura di soggetto passivo di imposta, di dubbia costituzionalità, che non è collegato alla produzione del reddito ma alla verifica di esso». Preoccupata delle possibili ripercussioni sulle imprese è apparsa, invece, Confidustria, secondo cui «è necessario vigilare affinché queste norme non implichino maggiori oneri per i sostituti d’imposta». A concentrarsi, poi, sulla necessità di scremare il sistema tributario partendo dalla eliminazione di alcune norme superflue, sia l’Associazione nazionale dei consulenti tributari, sia l’Istituto nazionale dei tributaristi, a parere dei quali, «un primo passo potrebbe essere partire dall’eliminazione del 770».

Resta da vedere, quindi, nel corso dell’incontro che si terrà la prossima settimana, quale sarà la posizione dell’Agenzia delle entrate chiamata a partecipare attivamente a molte delle procedure previste all’interno del dlgs. Mentre, però, la disciplina dei 730 precompilati si appresta a essere modificata, l’art. 11 del dlgs relativo alle società tra professionisti (si veda ItaliaOggi del 24 luglio 2014) si avvia verso l’eliminazione. In base a quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, infatti, nelle intenzioni del governo ci sarebbe la volontà di riorganizzare l’intera disciplina all’interno di un decreto ad hoc.

In fase di accelerazione, infine, i lavori al dlgs sulle commissioni censuarie. In Commissione finanze al senato, infatti, la discussione generale al testo si concluderà questa mattina mentre, alla camera, per stessa ammissione del relatore Gian Mario Fragomeli (Pd), «entro martedì prossimo verrà consegnata la prima bozza di parere che, in linea di massima, andrà a correggere, dettagliando maggiormente, l’aspetto relativo alla rappresentanza di soggetti individuati dalle associazioni di categoria della proprietà immobiliare all’interno sia della Commissione censuaria nazionale sia a livello locale».

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