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Caf e 730, ecco quanto costa l’assistenza

Pagare le tasse? A Napoli costa molto meno che a Milano. L’assistenza di un Caf per compilare e spedire un modello 730 ha prezzi molto diversi a seconda della città in cui vive il contribuente. A Napoli, ad esempio, i più fortunati, soprattutto tra gli iscritti ad associazioni e sindacati, riescono anche a cavarsela a costo zero. A Milano per lo stesso 730 la tariffa può arrivare fino a 130 euro (210 persino per una dichiarazione congiunta) se a chiedere assistenza è un privato, senza tessera di associazione o sindacato.
In vista della partenza dell’operazione 730/2016 – dal 15 aprile oltre 20 milioni di dichiarazioni precompilate e 10 milioni di Unico web saranno disponibili sul sito delle Entrate – il Sole 24 Ore ha sondato un campione significativo di centri di assistenza fiscale, sia di emanazione sindacale che datoriale per capire gli orientamenti sui prezzi dei servizi per quest’anno. Il risultato, riassunto, nelle elaborazioni qui a fianco, è di una forte variabilità dei costi, legata più al territorio che non ai Quadri da compilare e alla complessità del servizio. La distanza maggiore nei nostri esempi infatti è quella che intercorre tra Milano e Napoli. Nel capoluogo campano anche le dichiarazioni con più Quadri da compilare (comprese quelle congiunte dei coniugi) non superano mai i 70 euro di media, persino quando a bussare alla porte del Caf sono privati senza alcuna tessera. Con alcuni casi limite di tariffe ridotte all’osso: spesso 5 euro, ma in alcuni casi, come per i pensionati iscritti a Caf di derivazione sindacale il servizio è addirittura gratuito. Al contrario, a Milano, gli importi medi possono superare i 100 euro, con tariffe minime che nella migliore delle ipotesi – ad esempio per il pensionato single che non ha bisogno di ritoccare la dichiarazione precompilata – non scendono mai sotto i 20 euro.
«La tariffa la fa il territorio – conferma Roberto Vitale, direttore nazionale del Caf Cna – e nel Mezzogiorno la concorrenza tra chi presta assistenza fiscale è più elevata che al Nord». Tutti i Caf sono di fatto società autonome rispetto al sindacato o all’associazione di riferimento (che si limita a fornire indicazioni generali), anche nel fissare i listini. «È inevitabile che anche i prezzi dell’assistenza fiscale siano sensibili ai redditi medi e al costo della vita» aggiunge Pietro Cerrito, alla guida del Caf Cisl. Secondo i responsabili dei principali centri, il prezzo non varia quando il 730 si complica con più detrazioni o magari un numero elevato di immobili. «Il numero di detrazioni non incide molto – conferma Massimo Bagnoli, amministratore unico del Caf Cia. Fanno eccezione i centri minori. «Nelle realtà rurali il prezzo può dipendere dalla complessità del 730» precisa Bagnoli.
Le valutazioni da fare
Sugli oltre 19 milioni di modelli 730 presentati nel 2015, più di 17 sono passati attraverso gli intermediari abilitati. Dallo scorso anno a spingere verso questo canale il contribuente non è tanto il costo del servizio, ma il cosiddetto visto di conformità «pesante» che scarica sul Caf (o sul professionista) controlli e, soprattutto, eventuali sanzioni da pagare. «Di fatto è come pagare una polizza di assicurazione e mettersi così al riparo da ogni rischio» chiosa Ezio Carriero, responsabile formazione Assocaaf.
L’effetto di protezione si rivela decisivo proprio per certi contribuenti. Per chi ha un rimborso oltre i 4mila euro non c’è partita, perché passare da un intermediario significa non dover attendere. Anche sotto questa soglia, comunque, l’erogazione dei rimborsi potrebbe essere ritardata per chi sceglie il fai-da-te e poi incappa negli indici di anomalia delle Entrate. «Su questo tipo di controlli non abbiamo ancora uno storico, e questa è una valutazione che potrebbe pesare, senza dimenticare il vantaggio di chiudere i rapporti con il fisco, riservato a tutti i contribuenti che passano da un intermediario», osserva Paolo Conti, direttore del Caf Acli.
Il rischio di aumento dei listini Caf quest’anno è limitato: in tanti, in realtà hanno deciso i ritocchi già dal 2015, proprio in virtù dei maggiori rischi connessi al visto «pesante». Mentre a diminuire sono i dati da caricare manualmente anche a cura dei Caf: da quest’anno infatti chi sceglie la precompilata troverà, ad esempio, le spese sanitarie (ma non tutte) e gli interessi dei mutui. «Ma il nostro impegno non è minore – puntualizza Roberto Chiumento, direttore Caf Confartigianato – perché dovremo comunque confrontare i dati con i documenti in mano al contribuente».
Eppure qualche ulteriore ritocco non è escluso alla luce dei nuovi tagli ai rimborsi, ancora tutti da valutare. La legge di Stabilità 2016, infatti, ha disposto una riduzione dei compensi già fissati per il 2015-2017, che per quest’anno si tradurrà in 40 milioni in meno su una dote di 317. In attesa del decreto che dovrà stabilire le modalità, la Consulta è già pronta a contestare. Per Mauro Soldini, coordinatore insieme con Bagnoli della Consulta, questa riduzione del 13% «non è proporzionale alla diminuzione delle pratiche gestite dai Caf per effetto della precompilata». E annuncia: «Impugneremo il decreto perché arriverà quando i nostri investimenti su personale e tecnologie sono stati già fatti, sulla base degli accordi precedenti».

Cristiano Dell’Oste
Valeria Uva

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