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In caduta libera Atlantia (-15%)

La revoca delle concessioni autostradali provocherebbe l’immediato fallimento di Autostrade per l’Italia, con effetti a catena per la controllante Atlantia e un probabile default del debito complessivo per 19 miliardi di euro: è la stima di diversi analisti, che spiegano così il crollo del titolo della holding in borsa (-15,19% a 11,36 euro).

L’esito della negoziazione su Aspi con il governo «è imprevedibile e la decisione dell’esecutivo è principalmente politica», commenta Banca Imi, che lega la reazione negativa di piazza Affari «al crescente rischio di revoca della concessione».

«Conte, non soddisfatto della proposta di Aspi, vuole Atlantia fuori dall’azionariato», sottolinea Equita sim. «L’applicazione integrale del sistema Rab based rischia di avere un impatto negativo sul valore di Aspi, e un aumento di capitale in Aspi diluirebbe Atlantia senza risolvere il problema del debito nella holding (5 miliardi). Le affermazioni di Conte complicano lo scenario, facendo riemergere il rischio revoca».

In caso di revoca delle concessioni, Autostrade dovrebbe dichiarare fallimento, tenendo presente che con il decreto Milleproroghe sono venute a mancare le risorse per il rimborso di quasi 10 miliardi di debito complessivo. A catena l’impatto si ripercuoterebbe su 9 miliardi di debito di Atlantia. Alcuni esperti evidenziano che il default per 19 miliardi avrebbe serie conseguenze sui mercati obbligazionari e bancari europei, visto che la maggior parte del debito è rappresentata da titoli quotati detenuti da grandi investitori di debito internazionali, oltre che da istituzioni finanziarie europee e italiane, oggetto anche di prestiti Ltro della Bce. Aspi ha anche emesso un prestito obbligazionario retail per 750 milioni, detenuto da circa 17 mila piccoli risparmiatori.

Inoltre il capitale di Autostrade è detenuto da grandi investitori internazionali come il gruppo assicurativo Allianz (7% del capitale insieme ai suoi partner) e il fondo sovrano cinese Silk Road (5%).

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