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Cadono le Borse, vendite in Europa e Usa

Mario Draghi è l’uomo che tre anni fa con una semplice dichiarazione («faremo tutto il necessario per salvare l’euro») mise la parola fine alla crisi dei debiti sovrani e sterilizzò di fatto il rischio di un’implosione della zona euro. La sua abilità nel creare e gestire le aspettative dei mercati è ciò che più ha caratterizzato il suo mandato di governatore. Così come la sua capacità di saper sorprendere positivamente i mercati adottando soluzioni quasi sempre oltre le aspettative.
Gli investitori però hanno dimostrato di essersi forse troppo abituati ad avere a che fare con il «cavaliere bianco» Draghi. E così quando ad ottobre il numero uno della Bce ha annunciato una revisione degli stimoli monetari per la fine dell’anno tra le case d’affari è scattata la gara alla previsione. Con esiti forse eccessivamente fantasiosi a giudicare da quanto poi effettivamente annunciato ieri dalla Bce. Il taglio dei tassi sui depositi c’è stato come da attese ma non si è visto alcun aumento dell’ammontare degli acquisti mensili di titoli che restano fermi a quota 60 miliardi. Nessuna sorpresa quindi e molta delusione. Soprattutto quelli che, evidentemente troppo abituati ad un Mario Draghi in versione «super», avevano messo in conto molto di più di quanto effettivamente annunciato. Royal Bank of Scotland, per fare un esempio, alla vigilia del direttivo aveva stimato un taglio dello 0,2% dei tassi sui depositi e un aumento dell’ammontare di titoli acquistati mensilmente sul mercato di ben 25 miliardi di euro.
È chiaro che con previsioni clamorosamente disattese come queste la reazione dei mercati sia stata in decisa controtendenza rispetto a quanto visto negli ultimi mesi. Per le Borse, che avevano iniziato la giornata all’insegna dei rialzi, il saldo a fine giornata è stato quindi estremamente negativo: l’indice europeo Stoxx 600 ha perso il 3,14% (peggior flessione da agosto) . Un ribasso che riflette un trend negativo che ha colpito in maniera generalizzata tutti i settori e le piazze: Piazza Affari ha così perso il 2,47%, Madrid il 2,41%, Parigi il 3,58%, Londra il 2,27% e Francoforte il 3,58 per cento.
La delusione per le misure annunciate dalla Bce ha infatti provocato una netta impennata dell’euro salito ai massimi da un mese registrando un rialzo di circa il 2,6% sul dollaro, uno dei maggiori rally giornalieri dal 1999. Un movimento che è strettamente correlato al crollo delle Borse. L’andamento del mercato azionario, da quando si è iniziato a parlare di Qe in Europa, ha avuto un andamento fortemente correlato alle fluttuazioni dei cambi e, come si può chiaramente vedere dal grafico in pagina, la sua svalutazione in genere è coincisa con una crescita dei corsi azionari. Questo per la scommessa sull’effetto positivo che il cambio debole potrebbe avere sulla capacità delle imprese di esportare e in generale sulla prospettiva di una spinta alla crescita economica derivante dal Quantitative easing.
Il brusco riassestamento degli indici di Borsa visto ieri è stato soprattutto dettato da un eccesso di aspettative degli investitori che in queste ultime settimane si erano posizionati forse con troppa foga su posizioni ribassiste sull’euro e rialziste su Borse e titoli di Stato. Un ribilanciamento, seppur violento del cambio euro-dollaro che nell’ultimo mese e mezzo si era deprezzato di oltre il 7% sul dollaro e delle Borse europee, che da metà ottobre avevano guadagnato oltre il 6% (contro un +1,2% l’indice Msci World), è quindi inevitabile. È anche vero che, seppur ridimensionato, il contesto generale di divergenza tra le politiche monetarie in Europa e negli Stati Uniti, resta invariato. La Federal Reserve, che nelle prossime settimane terrà suo atteso vertice, pare chiaramente orientata a mettere in atto il tanto annunciato rialzo dei tassi di interesse anche se, come ha ricordato in questi giorni la stessa presidente Janet Yellen, il percorso di “normalizzazione” sarà necessariamente graduale. Insomma, certamente gli investitori dovranno attentamente ricalibrare le proprie aspettative alla realtà dei fatti evitando di farsi scottare troppo come successo ieri, ma ad oggi non si profila uno stravolgimento radicale del quadro complessivo che finora ha orientato le scelte.

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