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Cade lo spread: BTp-Bund a 413 punti

di Vittorio Carlini

Un mix. Un cocktail d'ingredienti ha ieri ulteriormente ridotto la tensione sui titoli di Stato di Eurolandia. Quale? È presto detto: dalla forte domanda nell'asta dei bond francesi alla convinzione che, seppur slittato a metà febbraio, l'accordo sul debito di Atene si farà; dallo shopping delle banche sui governativi, che sfruttano il cash della maxi-asta da 489 miliardi della Bce, all'attesa di un'ulteriore accelerazione sull'unione fiscale nelle riunioni di Eurogruppo e Ecofin in quel di Bruxelles. Senza dimenticare, poi, le misure economico-finanziare del governo presieduto da Mario Monti che, volenti o nolenti, piacciono al mercato.
Il debito italiano
È in un simile scenario, condito dai sopra-elencati ingredienti, che ieri lo spread BTp-Bund è sceso. Quello sul decennale, in avvio a 432 punti base, è arrivato a toccare il minimo di giornata a quota 403 per, poi, chiudere a 413 basis point. Il rendimento del titolo, da parte sua, è calato dal 6,27 della chiusura di venerdì scorso al 6,13 per cento. Un balzo all'ingiù replicato, peraltro, anche su diverse scadenze nella parte più corta della curva dei rendimenti.
Qualche esempio? Facile: il saggio del BTp a due anni è sceso da 3,87 al 3,65 per cento; quello del titolo quinquennale dal 5,16 al 4,96 per cento. In ribasso, poi, anche il bond a tre anni. «È l'indizio – spiega Maila Bozzetto, consulente di Imad2 – che gli istituzionali, preso a prestito il denaro dalla Bce all'1%, lo stanno usando per comprare soprattutto i titoli a media durata, per lucrare la differenza di rendimento». Una strategia, però, non dettata solo dalla speculazione. «Sono ricomparsi infatti i compratori esteri», sottolinea Angelo Drusiani, di Albertini Siz. Il segnale, cioè, che è tornata una discreta fiducia sull'Italia. Certo, bisognerà vedere se l'ultimo decreto legge reggerà l'urto dell'assalto alla diligenza parlamentare. «Tuttavia, è innegabile che l'effetto dell'azione politica di Monti anche, e soprattutto, in Europa si fa sentire».
La corsa Roma-Madrid
La riprova, almeno per la giornata di ieri, è arrivata dal confronto tra lo spread di Roma e quello di Madrid. Ebbene, in apertura il maggiore rendimento che paga il BTp decennale, rispetto al Bonos spagnolo, era di 74 punti base; a metà seduta questa differenza è scesa a quota 57 per, in serata, chiudere a 62 basis point. Un recupero che risalta ancora di più, allargando l'orizzonte temporale dell'analisi: a inizio anno il differenziale era di 191 punti base. Insomma, seppure non può negarsi che lo spread della Spagna sul Bund resta più basso (351), il mercato di recente ha comprato più i titoli italiani che quelli spagnoli.
Cala lo shopping della Bce
Un andamento che, peraltro, non è da attribuirsi alla mano "amica" della Bce. Al di là del fatto che anche i Bonos iberici sono oggetto dello shopping di Eurotower, è lo stesso istituto presieduto da Mario Draghi a rafforzare, indirettamente, l'interpretazione. La Bce proprio ieri ha comunicato che, nella scorsa settimana, i suoi acquisti sul mercato secondario hanno riguardato titoli per un ammontare di "soli" 2,24 miliardi. Cioè, in netto ribasso rispetto ai 3,76 utilizzati nell'ottava precedente.
Le polizze anti-default
C Che la situazione sia migliorata, almeno fino a ieri C, salta fuori anche dal l Ce quotazioni dei Cds, le polizze anti-default. A metà novembre scorso, quando cioè l'Italia era nell'occhio del ciclone (con lo lo spread BTp-Bund a 575), il suo Credit defaul swap sul debito a 5 anni Cprezzava 600 punti. Ieri , invece, C viaggiava attorno a quota 428: cioè, il calo è del 28,6 per cento. Una discesa, più o meno, in linea con quella della Francia (-32%) e della Spagna (-29,7%).
« Molti operatori – ricorda Fabrizio Fiorini, direttore investimenti di Aletti Gestielle – erano sottopesati, o addirittura scarichi, sui titoli italiani. Una strategia giustificata, forse, a fine 2011 quando c'era paura. Ora, invece, poco sensata: così, tornano gli acquisti». Quegli acquisti, però, che chiedono anche una soluzione a livello europeo. Ieri, a Bruxelles oltre al "fiscal compact" si è parlato dell'Esm, il fondo salva-Stati che sostituirà l'attuale Efsf . Sul tavolo l'ipotesi di accelerare il versamento dei capitali per assicurare, entro luglio, una potenza di fuoco di almeno 500 miliardi, combinando insieme Efsf ed Esm. L'Ue, insomma, deve fare presto. Altrimenti, così com'è arrivata, la fiducia può sparire. Di nuovo.

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