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Cade lo spread anche senza gli acquisti Bce

di Maximilian Cellino

L'ennesima giornata di attesa sui mercati si trasforma questa volta in un'occasione d'acquisto a tutto campo. La fumata bianca dall'Eurogruppo di Bruxelles sul salvataggio della Grecia non arriva prima della chiusura dei listini, ma gli investitori si concedono un bagno di ottimismo e sostengono un po' tutte le attività a rischio: salgono quindi le Borse, sostenute come da copione dai titoli del settore finanziario; salgono i titoli di Stato dei Paesi «periferici» riducendo il differenziale nei confronti del Bund; salgono petrolio e materie prime e sale pure l'euro nei confronti del dollaro (1,3240 alla fine della giornata). Non sale Wall Street, ma soltanto perché i listini erano fermi per la giornata festiva.
Tanta euforia si spiega ovviamente con la sensazione che, dopo le ultime concessioni del governo di Atene in tema di sovranità, l'arrivo della seconda tranche di aiuti per la Grecia sia soltanto una questione di ore: nonostante le residue schermaglie (le «maggiori rassicurazioni» richieste dal ministro delle Finanze olandese, Jan Kees de Jager), pochi ieri osavano scommettere sul contrario. Il test vero si avrà nei prossimi mesi, quando si capirà se il Paese ellenico sarà in grado di rispettare gli impegni nonostante la profonda recessione causata dalle misure di austerithy, ma questo ieri sul mercato è evidentemente passato in secondo piano.
Un sostegno agli acquisti, se pur indiretto, era già arrivato nella nottata dalla Cina, dove la Banca centrale locale aveva ridotto di 50 punti base il coefficiente di riserve obbligatorie che gli istituti di credito devono detenere. La mossa espansiva di Pechino si è fatta sentire soprattutto sulle quotazioni delle materie prime, di cui il Paese del Dragone è avido consumatore: non per niente ieri il rame è risalito (+0,9%) dopo una serie negativa di 6 sedute, accompagnato da zinco, alluminio, nickel e piombo.
E in ulteriore rialzo si è mosso pure il petrolio, che sulla spinta delle tensioni in Iran ha raggiunto i massimi da oltre 8 mesi (120 dollari al barile per il Brent). La stessa Cina, insieme al Giappone, si è impegnata (secondo quanto riferito dal ministro delle Finanze nipponico Jun Azumi) ad aumentare i contributi al Fondo monetario internazionale per risolvere la crisi europea, e questo ha senza dubbio contribuito a mettere di buon umore il mercato.
Fra le Borse europee, Milano stavolta è stata sopravanzata da Madrid (+1,86%) e da Francoforte (+1,46%). Ma il +1,07% registrato dal Ftse Mib è comunque un risultato di rilievo nel giorno in cui il primo ministro Mario Monti ha incontrato la comunità finanziaria a Piazza Affari. Da segnalare, soprattutto sul listino italiano, il rialzo dei titoli bancari: dal +1,4% di UniCredit e +1,5% di Intesa Sanpaolo fino al +3,1% di Mps, al +5% del Banco Popolare e soprattutto al +8,2% di Bpm.
In Italia però ieri si guardava con una certa soddisfazione soprattutto ai rendimenti dei BTp: quello a 10 anni è tornato al 5,48%, minimi da inizio ottobre, ricucendo a 352 punti base lo strappo nei confronti del Bund tedesco pari grado. Il fatto che la distanza rispetto alla Spagna (lo spread dei Bonos si è attestato a 320 punti base) sia rimasta più o meno invariata è un segnale di come ieri gli acquisti sui «periferici» fossero generalizzati, così come le prese di profitto sul Bund, il cui rendimento (a 10 anni) è risalito fino all'1,96 per cento.
L'elemento di rilievo, su questo fronte, è stato però la conferma del fatto che il movimento dei titoli italiani e spagnoli non si basa più sugli acquisti della Banca centrale europea (Bce). Ieri Francoforte ha comunicato di non aver compiuto alcuna operazione la scorsa settimana attraverso il Securities Markets Programme (Smp), il piano varato nel maggio 2010 per aiutare la Grecia e rafforzato la scorsa estate quando nel mirino degli investitori erano finite Italia e Spagna in nome del quale sono stati riacquistati tioti di Stato per 219 miliardi di euro. Da metà gennaio, ormai, la Bce aveva allentato la presa, ma vedere la cifra «zero» nella casellina dell'Smp riporta al mese di agosto: un'altra iniezione di fiducia.

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